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Archivi categoria: I fiori

Ogni scheda un fiore e tutte le sue curiosità

La Datura

LA DATURA

Tutti i contenuti di queste schede sono notizie prese dal web e raccolta da me. Nulla di quello che è contenuto è di mia proprietà.

2qd5pjdLo Stramonio arboreo o anche Brugmansia arborea, più conosciuto come Datura arborea è una pianta arborescente a fiore appartenente alla famiglia delle Solanacee. Le foglie di questa specie contengono un’elevata concentrazione di alcaloidi tra i quali scopolamina, sostanza tossica.

SIGNIFICATO: Ipocrisia

CARATTERISTICHE: Possiede un fusto irregolare di colore marrone-brunastro che è in grado di superare i 5 m di altezza; esso assume tonalità di colore sempre più verdi mano a mano che ci si avvicina ai rami. Le foglie sono relativamente molto grandi e numerose, a volte pelose, e presentano una forma decisamente ovata che però nell’apice assume un contorno più lanceolato. I fiori sono penduli, di colore bianco tendente al giallo chiaro e hanno dimensioni variabili che comunque si aggirano intorno ai 20-30 cm di lunghezza.
Una bacca spugnosa costituisce il frutto dello stramonio arboreo e contiene inoltre numerosi semi.

HABITAT: Lo stramonio arboreo è originario dell’America sud occidentale. Non risulta più presente allo stato naturale, ma viene coltivata in aree tropicali, o anche temperate, purché riparata dal gelo durante l’inverno.

USI: Questa specie è utilizzata da tribù e popolazioni indigene come veleno per la caccia. Essa è inoltre usata per ottenere scopolamina, e per la preparazione di compresse antidolorifiche.

 

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L’Ortensia

L’ORTENSIA

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fa37-8Comunemente note come Ortensie, il genere Hydrangea comprende diverse specie di piante legnose arbustive appartenenti alla famiglia delle Hydrangeaceae. La peculiarità di questa pianta, originaria dell’Asia e in particolar modo dell’Himalaya, è quella di avere i fiori riuniti in infiorescenze più o meno sferiche, dette corimbi o pannocchie, che portano fiori per lo più sterili, soprattutto quelli esterni. Questi fiori esterni, sono sostituiti dai sepali, grandi e a forma di petalo. L’Ortensia è una pianta coltivata in Cina fin dai tempi della dinastia Ming e, oggi, la si può trovare in diverse tonalità di colori: dal bianco al blu passando dal rosa al violetto. In tutto questo troviamo un’altra particolarità dell’Ortensia. Infatti, il suo colore dipende unicamente dalla composizione del terreno in cui cresce: se ricco di ferro il suo colore tenderà al viola-blu, mentre se ne è povero tenderà al rosa-bianco.

CURIOSITA’: La leggenda narra che l’esploratore naturalista, Philibert Commerson, diede questo nome all’Ortensia perché la dedicò alla sua amante Hortense Barrè, che l’aveva accompagnato, vestita da uomo, nella spedizione guidata da Bouganville.

SIGNIFICATO: freddezza,rigidità, grazie per la comprensione. L’Ortensia viene regalata per rivelare l’amore o un ritorno di fiamma, ma il suo significato varia in base al suo colore: l’Ortensia bianca indica la nascita dell’amore e sta a significare che tutti i pensieri sono rivolti alla persona amata; l’Ortensia blu si regala ad un’amante capricciosa per cui però si prova un amore ardente e profondo; l‘Ortensia rosa assume, invece, il significato dell’unicità dell’amore e l’invito a consumarlo.

COLORE E ACIDITA’Nella maggior parte delle specie i fiori sono bianchi, ma in alcune, come H. macrophylla possono essere blu, rossi, rosa, violetto o viola scuro. Questi cambiamenti si devono al differente pH del suolo. In particolare per la H. macrophylla e la H. serrata se il terreno è acido (pH inferiore a 6) si avranno fiori tendenti al blu, se invece è basico/alcalino (pH superiore a 6) i fiori saranno rosati. Il cambiamento è dovuto al pigmento del fiore che è sensibile alla presenza di ioni d’alluminio.

COLTIVAZIONELa coltivazione in piena terra richiede clima fresco durante l’estate, esige terreno di brughiera con aggiunta di terriccio di foglie e sabbia, neutro o acido. L’acidità del terreno influenza il colore dei fiori: il blu indica un terreno più acido (pH < 6). L’ortensia può essere coltivata in vaso, forzandola in serra per la fioritura primaverile. L’esposizione da preferire è a mezz’ombra con irrigazioni generose e frequenti concimazioni liquide nella stagione calda. La potatura viene effettuata prima della ripresa vegetativa accorciando drasticamente i rami vecchi e lasciando solo due gemme per ramo in alcune specie, o semplicemente togliendo le vecchie infiorescenze e sfoltendo i rami vecchi.
La moltiplicazione avviene per talea erbacea o legnosa nel periodo di ottobre.

La Primula

La Primula

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Primula è un genere di piante che comprende circa 500 specie appartenenti alla famiglia delle Primulacee, originario delle zone temperate di Europa, Asia e America. Il suo nome deriva dal latino primus che sta ad indicare la precocità della fioritura della Primula che avviene quando inizia a comparire la prima erba dei prati alla scomparsa della neve.
La Primula è un fiore che nasce spontaneo nelle zone montane annunciando la rinascita della natura. I suoi fiori sono di diversi colori e la pianta non supera i 10-15 centimetri di altezza. La Primula può essere usata in cucina per la preparazione di insalate, frittate o zuppe sia con i fiori che con le foglie, inoltre, usando i rizomi essiccati si possono fare infusi e decotti.

SIGNIFICATO: Incostanza. La Primula è il simbolo per eccellenza della giovinezza: si usa regalarla per augurare ogni bene, ma è meglio evitare di regalarla alle suocere che vogliono sembrare più giovani di voi ad ogni costo.

CURIOSITA’: Una leggenda vuole che la prima Primula magica sia stata mandata dal Sole per sconfiggere il gelo dell’inverno, il quale si era arrabbiato e aveva rinchiuso la primavera dentro una grotta coperta di ghiaccio. Tutti gli animali disperati, non sapendo cosa fare, chiesero aiuto al Sole che regalò loro questi fiori: da allora le Primule annunciano l’arrivo della primavera. Un’altra leggenda narra che San Pietro gettò dal cielo le chiavi del paradiso e nel punto in cui le chiavi toccarono terra, nacquero alcune piantine di Primula. Infatti, in Inghilterra, le Primule vengono chiamate anche “bunch of keys” ovvero “mazzo di chiavi”.

CARATTERISTICHE: Comprende circa 500 specie di piante erbacee annuali e perenni, alte da pochi centimetri fino a diversi decimetri, con foglie basali a rosetta sessili o picciolate, fiori coloratissimi riuniti in ombrelle, capolini, grappoli o verticilli sovrapposti, circondati da brattee, sorretti da lunghi gambi. I frutti sono generalmente a capsula.

SPECIE: Il genere Primula comprende numerose specie a distribuzione cosmopolita. Tra le specie spontanee presenti in Europa si annoverano la Primula albenensis, Primula farinosa e la Primula vulgaris. Le più conosciute specie spontanee della flora italiana sono la P. veris, nota col nome comune di primula odorosa o primavera odorosa, spontanea sulle prode dei fossati, sulle Alpi e gli Appennini, dove fiorisce alla fine dell’inverno, la P. vulgaris, comune nei boschi, nota col nome comune di primaverina, e occhio di civetta, la P. farinosa, dai fiori colorati di rosa o rossi, comune sulle Alpi.

Tra le specie coltivate come piante ornamentali ricordiamo:

  • P. obconica Hance, pianta perenne coltivata come annuale, originaria della Cina di circa 30-40 cm d’altezza, con fiori riuniti a grappolo, sorretti da lunghi gambi, con belle infiorescenze a capolino, di colore bianco, rosa, salmone, malva, lilla, con il caratteristico colore verde centrale, che fioriscono da Natale fino all’estate;
  • P. malacoides Franch, pianta annuale simile alla precedente, ha foglie oblunghe, biancastre sulla pagina inferiore, riunite in rosetta, porta numerosi scapi florali alti 30-40 cm, con molti piccoli fiori colorati di bianco, rosa e lilla, fiorisce da gennaio ad aprile;
  • P. sinensis Lindl., con foglie lobate a base cordata, fiori con corolle colorate di lilla, rosa o bianco;
  • P. pulverulenta Duthie, originarie della Cina
  • P. japonica A.Gray, con infiorescenze che raggiungono il metro d’altezza;
  • P. denticulata Sm., originaria del Nepal.

USO: Le specie esotiche che mal sopportano il gelo vengono coltivate in vaso nelle serre o negli appartamenti. tra le specie rustiche, adatte alla decorazione di sottoboschi, prati e giardini umidi, segnaliamo la P. acaulis dai fiori giallo-chiari, la P. auricola con foglie carnose e fiori gialli, la P. hirsuta dai fiori porporini e la P. elatior, con fiori di colore giallo o arancio riuniti in ombrelle, e numerose varietà con una vasta gamma di colori, dal giallo al rosso al blu. Vengono utilizzate per le proprietà medicinali la P. veris e con risultati minori la P. vulgaris.

PROPRIETA’ MEDICINALIL’infuso, il decotto e lo sciroppo dei rizomi di P. veris, dall’odore anisato, raccolti da settembre a novembre, ripuliti ed essiccati al sole, hanno proprietà diuretiche, espettoranti e bechiche, vantano anche un’azione antiemetica, tonica del sistema nervoso, antireumatica e antidiarroica. Tipicamente si utilizzano i rizomi freschi ridotti in poltiglia come impacchi sedativi. La polvere dei rizomi ha proprietà sternutatorie. Il decotto per uso esterno di foglie raccolte da aprile a giugno avrebbe proprietà antireumetiche, antiartritiche e curative della gotta. L’infuso e lo sciroppo dei fiori raccolti da aprile a giugno appena sbocciati e seccati all’ombra, vantano proprietà sudorifere, calmanti, anticonvulsive, bechiche e pettorali. L’infuso per uso topico dei fiori serve per impacchi antinevralgici. Le giovani foglie consumate fresche, crude o cotte, hanno un’azione depurativa.

COLTIVAZIONE: Le primule coltivate in piena terra, desiderano esposizione semi-ombrosa e riparata, terreno acido e fresco, fertile e ben concimato con sostanze organiche; mentre le specie coltivate in vaso, richiedono locali freschi e umidi, luce solare filtrata, terriccio fertile, leggero e acido, concimate ogni 15 giorni con fertilizzante liquido, annaffiature abbondanti, le specie perenni vengono coltivate come annuali, scartandole dopo la fioritura. La moltiplicazione avviene con la semina sotto vetro o in ambiente fresco e ombreggiato, in terriccio di bosco sabbioso, utilizzando seme freschissimo, da aprile in poi, con fioritura nell’inverno-primavera successiva. Le coltivazioni vengono moltiplicate per via agamica, con la divisione autunnale dei cespi, o dei getti, anche se generalmente le primule, mal sopportano i trapianti, presentando scarse fioriture.

L’ERICA

L’Erica

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dulcamara139369221453120e365c315Erica è un genere della famiglia delle Ericacee, comprendente circa 700 specie sempreverdi a portamento arbustivo. La maggior parte delle specie è frutici o suffrutici alti da 20 cm a 1,5 m. Le specie più alte sono E. arborea ed E. scoparia che possono raggiungere anche 6-7 m. Tutte le specie sono sempreverdi con foglie piccole a forma di ago lunghe 2-15 mm. La produzione di fiori è in genere abbondante e per questo le piante di Erica sono coltivate come ornamentali. I semi sono molto piccoli e in alcune specie possono rimanere sul suolo per decenni. La maggior parte delle specie è endemica del Sudafrica e si trova nel fynbos, la landa tipica della Regione floristica del Capo. Le altre specie sono originarie di altre parti dell’Africa e dell’Europa (in particolar modo della regione mediterranea).

L’Erica di colore bianco: protezione e  desideri che diventano realtà. L’Erica color lavanda: ammirazione e solitudine.

ETIMOLOGIA: Il nome generico Erica assegnato da Linneo, deriva dal latino erīcē, una pianta descritta da Plinio, a sua volta adattamento di un’antica parola greca, ἐρείκη eréikē, usata da Eschilo e Teocrito e imparentata con l’antico irlandese froech, con il lettone virši e il lituano virži.

CURIOSITA’: Nonostante la similitudine, il nome di persona Erica non deriva direttamente dalla pianta,il cui appellativo è d’origine greco-latina, bensì dal nome scandinavo Erik (antico Eirikr; femminile Erika), sebbene in Italia e nei Paesi di lingua tedesca, dov’è frequente la forma maschile Erich, sia stato promosso dall’erronea associazione con il nome della pianta.

CALLUNA ED ERICA: Il genere Calluna che comprende attualmente una sola specie, ovvero il BRUGO, faceva parte del genere ma è stato separato. Si distingue dal genere affine Erica perché ha foglie più piccole (inferiori a 2-3 mm) e la corolla e il calice divisi in quattro parti, tetramero e non pentamero come l’Erica. Spesso comunque le due piante vengono confuse: infatti il Brugo a volte è chiamato anche falsa erica, o erica selvatica o ancora più impropriamente erica.

Il Croco

Il CROCO o FALSO ZAFFERANO

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IlCrocus vernus %282%29.jpg CROCO è un genere di piante appartenenti alla famiglia delle Iridaceae. Sono piante erbacee perenni dal fiore a forma di coppa molto diffuso nel bacino del Mediterraneo, soprattutto in Africa Settentrionale e Asia Minore.

DERIVAZIONE: Il nome Croco deriva dal termine greco kroke il cui significato letterale è “filamento” e sta a indicare una delle principali peculiarità di questo delicato fiore, cioè, i lunghi stimmi presenti all’interno della corolla. Il Croco è un fiore conosciuto fin dai tempi antichi, perfino Omero lo nomina quando descrive il talamo nuziale di Giove e Giunone, ed è forse questo il motivo che lega il Croco alla passione e alla sensualità. La prima documentazione dell’uso di questo nome lo abbiamo da Teofrasto di Efeso, filosofo e botanico greco antico nonché discepolo di Aristotele. Altri testi traducono questo vocabolo (krokos) direttamente con “zafferano”, ma in realtà quest’ultima voce dovrebbe derivare dall’arabo Zaafran. Il nome scientifico di questo genere è stato definito nel 1753 dal biologo e scrittore svedese, considerato il padre della moderna classificazione scientifica degli organismi viventi, Carl von Linné.

SIGNIFICATOCrodo, anche noto come “Falso Zafferano/Zafferano Maggiore” è usato per esprimere un’emozione che si può descrivere con “i miei giorni migliori sono finiti, ricordando l’allegra giovinezza.

 I romani usavano porre questi fiori sulle tombe dei propri cari nella speranza di una vita ultraterrena. Questa consuetudine potrebbe derivare proprio dal fatto che i lunghi stimmi del Croco rappresentano una sorta di filo continuo tra la vita e la morte.

Esistono circa 80 specie di Croco e, alcune di queste, possono risultare mortali se ingerite o causare forti mal di testa se annusate.
Da questo fiore si ricava lo Zafferano che è anch’esso simbolo di amore appassionato, ma attenzione perché una dose di 20 grammi al giorno di zafferano può anche risultare mortale.

MORFOLOGIALe altezze di queste piante sono variabili da pochi centimetri fino a 30 cm. La forma biologica prevalente in questo genere è geofita bulbosa, ossia sono piante perenni erbacee che portano le gemme in posizione sotterranea. Durante la stagione avversa non presentano organi aerei e le gemme si trovano in organi sotterranei chiamati bulbi. Le radici possono derivare sia dal bulbo che da un rizoma e sono del tipo fascicolato. Se la pianta ha un bulbo si generano alla base dello stesso. Il fusto si divide in due parti, quella ipogea, sotterranea, e quella aerea. Le uniche foglie presenti sono quelle basali originate direttamente dal bulbo sotterraneo; sono lunghe quanto il fiore e non sono molto numerose. Hanno una forma lineare-laminata, ma sottile con una linea longitudinale e centrale più chiara. La pagina superiore è colorata di verde scuro, quella inferiore è biancastra; il bordo è lievemente revoluto, mentre le parti terminali sono arcuate e rivolte verso il basso. Sono presenti anche delle foglie inferiori, ma generalmente sono ridotte a delle guaine biancastre. In genere le foglie si presentano insieme ai fiori ma in alcune specie possono apparire dopo l’antesi. L’infiorescenza è formata da un unico fiore (raramente anche 2 o più); non sono odorosi e sono avvolti in due-tre spate membranose. La forma è quella di un tubo eretto e molto lungo che nella parte terminale si apre con 6 segmenti. Il fiore è quello tipico delle monocotiledoni: un perigonio con tre doppi tepali di tipo corollino e di colore bianco, viola o lilla. Sono inoltre ermafroditi, attinomorfi e tetraciclici. Il frutto è una capsula loculicida oblunga formata da tre valve. I semi contenuti nel frutto sono molto numerosi e di forma globulare. Data la posizione dell’ovario la capsula generalmente matura appena sopra il livello del terreno.

DISTRIBUZIONE E HABITAT: Il genere è originario dell’Europa (principalmente Spagna, Balcani e Mediterraneo orientale), dell’Africa nord-occidentale e dell’Asia minore e centrale fino alla Cina occidentale. Da questo esteso areale possiamo citare due specie: quella dell’estremo orientale, il Crocus alatavicus dei Monti Altai dell’Asia centrale e quella posta più a nord, il Crocus albiflorus delle altitudini montane delle Alpi.
Delle specie spontanee della nostra flora solo 6 vivono sull’arco alpino.

USI: L’utilizzo di questi fiori è sia come piante ornamentali che piante officinali. La specie più importante e l’unica che abbia una certa rilevanza economica è il Crocus sativus. Oggi viene coltivato principalmente nella zona mediterranea, ma a oriente si arriva fino al Kashmir. Coltivazione molto antica se il poeta latino Sesto Aurelio Properzio nel suo “3°Libro” parla di un certo unguento “crocino” senz’altro riconducibile allo Zafferano. 

In farmacia gli stimmi sono usati nella medicina popolare per le loro proprietà quali quella tonica (rafforza l’organismo in generale), emmenagoga (regola il flusso mestruale), stimolante (rinvigorisce e attiva il sistema nervoso e vascolare) ed eupeptica (favorisce la digestione). Quest’ultimo uso è forse l’unico ancora praticato.

In cucina  lo zafferano viene usato solamente come spezia o colorante; infatti se usato oltre una certa misura è tossico (una dose di 20 g al giorno di zafferano può anche risultare mortale).

Nel giardinaggio la fioritura dei Crochi è molto particolare. Esiste una documentazione nell’isola di Creta (un affresco a Cnosso) che indica chiaramente che veniva praticata sia la raccolta che la coltivazione del “Croco”.

Le prime notizie moderne di una coltivazione di queste piante risalgono a oltre 400 anni fa: infatti nel “The Herball or Generall Historie of Plantes” del botanico inglese John Gerard, pubblicato nel 1597, descrive varie specie di questo genere come il Crocus vernus, il Crocus versicolor, il Crocus sativus e altri. Trent’anni dopo un altro botanico inglese, John Parkinson, nella sua opera “Paradisi in sole“, elenca già 27 specie di Crocus; ed è dello stesso anno l’importazione del Crocus aureus il progenitore della razza “Crochi olandesi gialli”. Quindi è nel Seicento che gli olandesi svilupparono le loro tecniche di riproduzione dei fiori da bulbo compresi i crocus. È divenuta celebre la fioritura di crochi nei giardini del Castello di Rosenborg a Copenaghen, che disposti in geometrie formano un caratteristico tappeto colorato.

NOTIZIA CULTURALI: La conoscenza di questi fiori va molto indietro nel tempo. Ciò è dimostrato dal fatto che persino la Bibbia nel Libro dei Cantici (4:14) vengono citati come piante aromatiche e odorose. Nell’antica Grecia si usavano per farne corone oppure si spargevano nei teatri o nei letti nuziali. Varie sono le leggende attorno al fiore del “Croco”. In una di queste Croco era un giovane innamorato della pastorella Smilliace che venne trasformato in detto fiore ad opera di Venere o in un’altra versione venne trasformato in fiore dal dio Ermes geloso della pastorella. In un’altra si racconta che Croco morì giocando con Mercurio e che dal suo sangue nacque il fiore. In un’altra ancora si racconta che il fiore del croco germogliasse nel momento in cui Paride dava il suo giudizio sulla più bella fra le dee.
Probabilmente in tutti questi racconti si fa riferimento alla specie più conosciuta di questo genere: il Crocus sativus chiamato “Zafferano vero” o più semplicemente “Croco”. Descritto più o meno diffusamente da studiosi come Dioscoride Pedanio, botanico e farmacista greco antico, oppure da Pietro Andrea Mattioli umanista e medico italiano. Si deve comunque al botanico francese Joseph Pitton de Tournefort la prima stesura “scientifica” di questo genere ripresa poi definitivamente da Carl von Linné.

Un fiore può anche curare!

Buongiorno frequentatrici e frequentatori di Skye!

Oggi vorrei parlarvi di una caratteristica che accomuna moltissime tra le piante che sono presenti nella storia. Come sapete ogni settimana insieme ai due capitoli di “L’isola di Skye” vi posto e schede dei fiori che Galena cita.

Per farlo mi appoggio al web, cerco tra i vari siti e vi metto su le informazioni più interessanti. Ecco quindi che ho proprio notato questa cosa… le caratteristiche MEDICHE, sono le meno conosciute e le più interessanti. Così ho pensato di farvi un post con qualche interessante nozione in più. IMPORTANTE è però che io non sono un medico, quindi prima di prendere qualcosa per vero consultate uno specialista!!!

RIMEDI OMEPATICI E FITOTERAPICI

Questa lista contiene un elenco di rimedi associati ad una tradizione fitoterapica e medicina popolare. In fitoterapia si usano i termini droga e rimedio al posto di farmaco. Droga è inteso come pianta preparata a fungere come rimedioNon tutti i rimedi qui elencati sono riconosciuti dalla comunità medica scientifica classica, ma rappresentano un piccolo sunto della tradizione e dell’esperienza fitoterapica occidentale.

Dalla pianta vivente al rimedioUna pianta o una droga diventa un rimedio o un farmaco tramite preparazione galenica, eseguito:

  • dall’utente (per esempio una tisana, infuso).
  • dall’erborista per esempio una tintura.
  • dal farmacista (per esempio un preparato magistrale).

 

ASTRINGENTI

Un astringente è una sostanza che attenua le funzioni dei tessuti.

Astringenti a tanniniL’astringenza è data dalla presenza di tannini, che astringono la superficie della pelle e delle mucose, formando una sottile membrana. Utilizzati per la coagulazione della sanguinazione capillare, per le escrezioni plasmatiche e la guarigione di ferite. Sono nello stesso tempo dei germostatici.

Usi: Infiammazioni dell’alto tratto digestivo, Diarrea a seguito di infiammazioni gastrointestinali, A livello topico: lesioni aperte, emorroidi.

Controindicazioni: Costipazione, Anemia sideropenica, Malnutrizione.

Piante atte a tale scopo: Acacia catechu (Acacia) Agrimonia eupatoria (Eupatoria) Alchemilla xanthochlora (Alchemilla) Bidens spp. (Bidens) Carduus benedicta (Cardo santo) Geranium maculatum (Geranio) Geum urbanum Hamamelis virginiana (Amamelide) Krameria triandra (Crameria) Polygonum bistorta (Poligonio) Potentilla erecta (Tormentilla) Quercus spp. (Quercia) Arctostaphylos uva-ursi (Uva Ursina) Vaccinium myrtillus foglie (Mirtillo) Salvia officinalis (Salvia) Camellia sinensis (Tè) Filipendula ulmaria (Olmaria) Bellis perennis (Margheritina) Rosmarinus officinalis (Rosmarino) Sisymbrium officinalis (Erisimo)

Astringenti a resineL’astringenza in questo caso è data dalla presenza di resine, gommoresine, oleogommoresine. Le piante a resina sono generalmente antimicrobiche, stimolanti della leucocitosi locale, astringenti, rubefacenti.

Piante: Commiphora myrrha (Mirra), PropolisCalendula officinalis (estratto ad elevato tasso alcolico), Styrax benzoin. Resine di conifere.

ALTERANTI

Un alterante è una sostanza che modifica i processi riparazione e nutrizione dei tessuti. Chiamati nella medicina tradizionale anche “depuratori ematici”. Hanno la reputazione di restaurare “sane funzioni corporee”, di promuovere la vitalità e la salute senza ulteriormente specificare in che cosa ciò consiste.

AmaraGli amara aumentano la secrezione gastrica (prima dei pasti) e tonificano il sistema digestivo. Una parte sono anche ottimi epatici.

Meccanismo d’azione degli amari: stimolazione dei recettori per l’amaro sulla lingua; stimolazione del vago, rilascio di gastrina, stimolazione secrezioni gastriche e salivari, che a loro volta stimolano una catena di secrezioni da parte del pancreas, cistifellea, duodeno, ecc.; riducono infezioni enteriche e dispepsia; riducono la fermentazione, specialmente durante le febbri quando il tratto gastrointestinale è meno attivo a causa della ridotta perfusione ematica; riducono l’iperattività ad allergeni ed antigeni; aumentano il flusso di bile; aiutano a regolare le secrezioni di insulina/glucagone; stimolano l’appetito contribuiscono alla rigenerazione delle pareti intestinali; promuovono l’assorbimento di grassi e vitamine A, D, E, K.; Promuovono una leggera leucocitosi; Riducono la temperatura corporea (aumentano il flusso ematico al fegato)
Usi: Anoressia e cattiva digestione, Disturbi epatici e biliari (azione coleretica), Disturbi della glicemia, Gastrite cronica e ulcera gastrica, Intolleranze alimentari e allergie, Condizioni di debilitazione associate ai disturbi sopra elencati, Condizioni febbrili, Ittero. Gli amari possono risultare utili anche in casi di disturbi non direttamente gastrointestinali: emicranie e cefalee, problemi infiammatori, soprattutto cutanei, condizioni di ipersensibilità ed allergia
Controindicazioni: Ulcera duodenale, Condizioni descritte come ‘caldo-fredde’ nelle medicine tradizionali
Piante: Puri: trifoglio fibrini, genziana, centaurio, ruta, curcuma, assenzio. Con mucolasi: tussilago, canapa. Con astringente: asclepia.

ANALGESICI

Un analgesico, o antidolorifico, attenua o elimina la sensibilità al dolore.

Il dolore può essere causato da tanti meccanismi e la sua elaborazione e percezione cosciente è soggetta a dei processi complicati; per questo motivo ci sono innumerevoli fitorimedi con la reputazione di avere effetti analgesici, ma quasi nessuno “funziona” per tutti tipi di dolori.

I “veri” analgesici possono essere così categorizzati:

Gli analgesici “indiretti” possono essere caratterizzati a seconda delle loro azioni:

  • Azione sull’innervazione sensoriale o afferente (anestetici locali, contro irritanti): cocaina dalla Erythroxylon coca; Capsicum spp.; Aconitum napellus; oli essenziali rubefacenti; piante ad isotiocianati
  • Azione sui mediatori periferici (analgesici antinfiammatori/antipiretici): salicilati di olmaria, salice, pervinca e altri; Harpagophytum procumbens; Piscidia piscipula; Cannabis sativa; Aconitum napellus
  • Azione sul sistema nervoso somatico (antispasmodici anticolinergici): tubocurarina; Corydalis cava; Evodia rutaecarpa
  • Azione sul sistema nervoso autonomo (antispasmodici): Rauvolfia spp – reserpina; alcaloidi tropanici; Gelsemium sempervirens; Piscidia piscipula; Anemone pulsatilla.
  • Antielmintici[modifica | modifica wikitesto]

ANTIELMINTICO

Un antielmintico è una sostanza che uccide o facilita l’espulsione di parassiti intestinali: chenopodio, tanacetum, carota, aglio, seme di zucca.

ANTIASMATICI

Gli antiasmatici sono utilizzati come rimedi palliativi contro attacchi di asma. In fitoterapia si usano degli spasmolitici per la muscolatura bronchiale come: belladonna (spasmolitico), giusquiamo, datura (paralisi di muscolatura respiratoria), efedra (simpatotonico), lobelia (sedativo del centro respiratorio). Altri vengono combinati con degli antiallergici (antistaminici): Nigella sativa, eventualmente con dei mucolitici ed espettoranti, come per esempio il finocchio, o il serpillo.

ANTICATARRALI

Gli anticatarrali sostengono il corpo nel liberarsi da un’esagerata formazione di secrezione mucotica tramite diversi meccanismi:

ANTIDIABETICI

Un antidiabetico è una sostanza che aiuta a prevenire o ad agevolare la cura del diabete, o che è utilizzata come coadiuvante in casi di diabetes mellitus II di senescenza.

  • In medicina popolare vengono consigliati: pericarpium faseolus, bardana; anche amari come il trifoglio fibrini, l’artemisia, la genziana, il centaurio.
  • Molto più efficace è il cromo chimicamente legato a delle molecole di vitamina B3 (fattore di tolleranza glucosio GTF), riccamente contenuto nel lievito di birra medicinale e diete con indice glicemico basso.
  • La cannella da recenti studi risulta un ottimo aiuto nel contrastare il diabete, potenzia infatti il normale effetto dell’insulina, rendendola più efficace e mirata.

Ipocolesterolomizzanti

Sono quelle piante medicinali che permetto di tenere sotto controllo i livelli plasmatici di colesterolo. Attualmente il mercato offre una vasta gamma di prodotti che vantano di possedere questa proprietà, addirittura si possono trovare degli yogurt a cui vengono attribuite queste proprietà. Vediamo nel dettaglio quali sono i rimedi più conosciuti e le loro proprietà

  • olio di pesce, ricco di acidi grassi insaturi, utile nelle ipertriglicemie.
  • aglio, titolato in allicina, un metabolita dell’alliina, un glicoside solforato. Non serve assumere l’aglio tal quale poiché l’alliina di per sé non è attiva, deve essere metabolizzata ad allicina e ajoene, i veri principi attivi, mediante una reazione catalizzata dalla alliinasi. Effetto collaterale: alitosi. Esistono tuttavia in commercio preparati a base di aglio invecchiato che non presentano lo sgradevole sapore.
  • policosanoli, estratti dalla canna da zucchero.
  • Recentemente gli estratti da Berberis aristata e Berberis vulgaris (berberina) e quelli contenenti astaxantina, xantofilla di nuova generazione prodotta da un’alga unicellulare, sono accreditati per il controllo delle dislipidemie grazie a meccanismi di azione diversi da quelli attribuiti alle statine o a piante o rimedi naturali statino-simili.  In realtà la berberina è un alcaloide, e può interferire con il sistema dei citocromi, quindi non dovrebbe essere assunta come un integratore.

Antidiarroici

Un antidiarroico è una sostanza che elimina o attenua la diarrea. La diarrea non è una malattia, bensì una reazione intestinale a:

  1. intolleranze, allergie alimentari o sostanze tossiche;
  2. infezioni intestinali e/o lesioni di flora intestinale;
  3. metaboliti di germi patogeni intestinali;
  4. infiammazioni o lesioni intestinali per sostanze ingerite o processi intrinsechi.
  5. processi psiconeurovegetativi come “colon irritabile”

L’antidiarroico può essere quindi solo una misura palliativa finché l’organismo stesso o il terapista ha potuto rimediare alla causa a monte.

La diarrea disturba anzitutto e immediatamente l’equilibrio idro-elettrolitico (acqua e sali) di tutto l’organismo.

Fra gli antidiarroici “naturali” si citano:

Antiemetici

Un antiemetico è una sostanza che previene o elimina la nausea ed il vomito. Ad esempio:

Antipertensivi

Un antipertensivo è una sostanza che contrasta, con vari meccanismi, l’aumento patologico della pressione arteriosa.

In forme miti o come complementari ai farmaci sintetici nella fitoterapia si usano:

Anaflogistici

Un anaflogistico attenua o elimina una infiammazione. In fitoterapia si utilizzano:

Antipiretici

Un Antipiretico è una sostanza che abbassa la febbre. Un altro tipo di antipiretici influisce sulla regolazione della temperatura a livello del sistema nervoso centrale. Sostanze del genere sono contenute in alcune droghe come la Cort. Chinae succirubrae (chinina) e la Hb. Lobeliae inflatae. In omeopatia sono ritenuti antipiretici globuli di: Belladonna 5CH, Ferrum phosphoricum 7CH e Aconitum 5CH.

Antitossivi

Gli antitossivi mitigano la tosse attraverso diversi meccanismi:

AROMATICI

Gli aromatici sono sostanze con dei forti gusti e odori perché contengono oli eterici. Essi vengono usati anche per migliorare i gusti e gli odori di altre sostanze.

  • Tutte le spezie culinarie fanno parte di questo gruppo. Hanno spesso delle proprietà antisettiche e promuovono le secrezioni e la motilità gastrointestinale (tonificanti digestivi). Interessando inoltre l’olfatto, direttamente connesso con il sistema limbico, influiscono in modo potente (e inconscio) sulle emozioni, gli umori e gli stati d’animo, ciò che viene largamente sfruttato nell’aromaterapia con gli olii essenziali

BATTERICIDI

I battericidi inibiscono la proliferazione dei batteri, in parte direttamente perché sono citotossici, in parte tramite la stimolazione della difesa immunitaria come per esempio: la lavanda, la melaleuca, l’eucalipto, il chiodo di garofano, l’indago, l’aglio, la mirra, l’echinacea, l’assenzio.

Praticamente tutti gli oli essenziali e tutte le sostanze astringenti sono battericidi o antisettici dermici e mucotici.

Cardiotonici

I cardiotonici aumentano la forza cardiaca e sono spesso diuretici: digitalis, strofanto, crataegus, convallaria, scilla marittima, leonurus, ginestro.

CARMINATIVI

Un carminativo è una sostanza utilizzata per favorire e regolare l’espulsione dei gas intestinali:cumino, anice, finocchio, camomilla, menta, ginepro, cardamomosalvia, senape, timo, issopo, cannella

Sono in genere sostanze ricche di oli essenziali che calmano lo stomaco e nel medesimo tempo aumentano la peristalsi e sopprimono i processi di putrefazione intestinale.

Colagoghi

Un colagogo facilita l’evacuazione delle vie biliari. Sono sostanze che aumentano la produzione di bile da parte del fegato e stimolano altre funzioni epatiche: agrimonia, carciofo, carduus mariae, rafano, rheum, genziana, cnicus benedicti

Diaforetici

I diaforetici aumentano la sudorazione: tiglio, camomilla, verbasco, sambuco, cannella, menta, Rad. Angelicae, Hb. Pulegii, Hb. Eupatoriae.

Sono usati in malattie infettive e infiammazioni croniche e specialmente come antipiretici.

Diuretici

I diuretici aumentano l’escrezione urinaria tramite diversi meccanismi.

Erbe diuretiche “miti” e quindi poco critiche sono: alchemilla, sambuco, cola, zucca, tiglio, tarassaco, carota, prezzemolo, achillea, semi di sedano, birra e asparagi.

Per un uso specifico medio-forte servono: pilosella, meglio fresca dunque sotto forma di tintura madre, orthosiphon o detto te di giava, ortica foglie, uva ursina, Sabal serrulata, ginepro, ginestro, Crataegus.

Per l’uso duraturo come diuretico è meno rischiosa la radice di tarassaco, perché contiene e restituisce all’incirca la dose di potassio che fa perdere.

Emollienti

Gli emollienti ammorbidiscono il derma e/o la mucosa: Symphytum officinalis (symphytum), fieno greco, lino, malva

Emostatici

Gli emostatici sono astringenti che applicati esternamente aiutano a fermare delle piccole emorragie superficiali dermatiche e mucotiche: ortica, droghe a tannino. Per quanto riguarda gli emostatici sistemici: secale cornutum, hydropiper, senecio, bursa pastoris, ma è meglio lasciare all’esperto.

Emetici

Gli emetici provocano il vomito. Le erbe coinvolte sono da usare in dosi non prive di effetti collaterali potenzialmente nocivi. Lo sciroppo di Ipecacuana è in uso per provocare il vomito in caso di intossicazioni.

Epatici

Gli epatici regolano le attività metaboliche del fegato, promuovono la proliferazione del tessuto epatico e regolano la produzione biliare: cardo santo, carduus mariae, berberis, curcuma, carciofo, tarassaco, assenzio, dioscorides (yam), amarae in genere e tante spezie culinarie come il rosmarino.

Espettoranti

Gli espettoranti aumentano la produzione di muco: malva, althea, verbasco, lichene islandico.

Per tossi “secche” : edera

Sciolgono il muco abbassando la sua viscosità: anice, finocchio, menta, eucalipto e timo. Il timo presenta anche un spiccata azione disinfettante dovuta alla presenza di timolo.

I semi di lino e la fecola di patate sono utilizzati per preparare cataplasmi, posti sui polmoni o le zone della schiena in cui è depositato il catarro, lo sciolgono guarendo la bronchite acuta e cronica. Il cataplasma era un rimedio diffuso contro le bronchiti ai primi del Novecento.

Germostatici

Quasi tutti gli olii essenziali hanno delle dirette capacità germostatiche o germicide. Ogni olio è specifico su uno o diversi dei seguenti tipi di germi:

  1. parassiti (antiparassitari)
  2. miceti (fungicidi)
  3. protozoi (antiprotozoici)
  4. batteri (battericidi)
  5. virus (virostatici)

IPONOTICI

Gli ipnotici sono sostanze che inducono il sonno come: oppio, valeriana, la scutellaria, luppolo, passiflora, piscidia, papavero rosso, escoltia californica, melissa

Galattagoghi

I galattagoghi inducono la produzione del latte materno: anice, cnicus benedicti, fieno greco, finocchio.

Litagoghi

I litagoghi hanno la fama di inibire la formazione di calcoli renali e urinari: alchemilla arvensis, parietaria, collosonia canadensis, eupatorium purpurea.

LASSATIVI

Lassativi o purghe rimediano la stitichezza promuovendo lo svuotamento degli intestini tramite diversi meccanismi:

Mucillaginosi

I mucillaginosi promuovono la produzione di muco sulle mucose . Sono erbe che contengono alte dosi di sostanze mucotiche come: althea, malva, lino, fieno greco, semi di mela cotogna, semi di psillio.

Nervinotonici

I nervinotonici tonificano una parte del sistema nervoso vegetativo o del sistema nervoso centrale in modo diretto sul sistema nervoso (corteccia, limbico, vegetativo), indiretto tramite il sistema ormonale o mediato tramite i sensi del gusto o l’olfatto. Tonificano o in un senso sedativo oppure in quello stimolante: valeriana, damiana, ginseng, avena, scutellaria, luppolo, camomilla, cola, lavanda, tiglio, lobelia, melissa, passiflora, menta, rosmarino, timo, assenzio.

Ossitocinergici

Inducono le doglie prima del parto: Hydrastis canadensis, caulophylli, ruta

Rubefacenti

Stimolano la pelle irritandola leggermente, provocando dei riflessi nervosi e un’irrorazione locale aumentata: ortica fresca, chiodo di garofano, zenzero, aglio, paprica, peperoncino, rosmarino, menta, senape.

Sedativi

Influiscono sul sistema nervoso e/o sul sistema ormonale in modo calmante: valeriana, scutellaria, leonurus, melissa, luppolo, iperico, camomilla, lobelia, passiflora, dioscorea, Papaver rhoeas, canapa

Spasmolitici

Gli spasmolitici sciolgono o allentano il tono muscolare soprattutto dei muscoli lisci: belladonna, dioscorea, petasite, valeriana, scutellaria, camomilla, lobelia, eucalipto. L’olio essenziale di Lavanda  possiede discreta attività miorilassante e spasmolitica, purché sia utilizzato con raziocinio e dietro prescrizione medica.

Sialagoghi

Promuovono la salivazione: amari come: genziana e centaurium.

Pungenti come: paprica, peperoncino, Echinacea spp.

Stimolanti

Stimolano le diverse funzioni organiche:benzoa, fucus, genziana, eucalipto, curcuma, cardamomo, aglio, cumino, paprica, peperoncino, menta, rosmarino, salvia, senape, assenzio. Spesso si chiamano anche tonici o tonificanti.

Virostatici

I virostatici inibiscono la proliferazione virale: Hypericum perforatum iperico, Melissa officinalis, Liquirizialavanda, eucalipto, thuja, mirto, cajeput, melaleuca,

Vulnerari

Ovvero cicatrizzanti o che promuovono la guarigione e la cicatrizzazione delle ferite. La maggior parte delle piante astringenti facilita i processi di cicatrizzazione: lavandaSymphytum officinalisHydrastis canadensis, sambuco la varietà mexicana vanta proprietà antimicotiche, viene usato per usi alimentari e dermatologici vari ed inoltre sono segnalati casi di sensibilizzazione allergiche. Ipericoverbasco vanta proprietà antinocicettive e antinfiammatorie, nonché antimicrobiche, calendula sono note da tempo le proprietà lenitive, polpa pala del fico d’Indiaulivo vanta proprietà antifungine.

L’OLMARIA

L’OLMARIA

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spirea-ulmariaL’Olmaria (Filipendula ulmaria (L.) Maxim., 1879) è una pianta erbacea della famiglia delle Rosaceae, diffusa in Eurasia.

SIGNIFICATO: Inutilità

DESCRIZIONEPianta erbacea pelosa con rizoma e fusto eretto venato di rosso (circa 1 m). Presenta foglie sessili, grandi. Fiori riuniti in infiorescenze ombrelliformi. La droga si ricava dalle sommità fiorite e dal rizoma.

DISTRIBUZIONE E HABITATComune in Europa escluse le coste del Mediterraneo.

USILa Filipendula Ulmaria (nota anche come spirea olmaria) ha proprietà antinfiammatorie, diuretiche, antispasmodiche, antireumatiche, depurative, astringenti. Viene utilizzata per alleviare i dolori reumatici, ma anche negli stati febbrili e influenzali, contro le cefalee e in odontoiatria. L’attività antinfiammatoria della pianta è dovuta ai derivati salicilici ed ai flavonoidi.

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