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INTERVISTA – SABRINA GINI

#VenerdìIntervista #Intervista #Venerdì #LeggiamoItaliano #SkyeConsiglia #NoiSosteniamoTuttiGliAutori 

Bentornati amici e amiche al venerdì in cui sfidiamo voi autori a mettervi in gioco con le nostre domande. 😉

SABRINA GINI

Ciao Sabrina, benvenuta sull’isola di Skye. Grazie per averci dato l’occasione di conoscerti e porgerti qualche domanda. Iniziamo dalle domande di rito…

– Chi sei? Sono una donna di 49 anni. Sono moglie. Sono madre. Sono appassionata della carta e di tutto ciò che viene scritto là sopra.
Quando te lo si chiede tu dai una risposta standard. Se dovessi osare, cosa risponderesti a noi? Una sognatrice con i piedi ancorati al suolo.
La tua paura più grande in questo momento qual è? Spendere tutte le mie energie per raggiungere qualcosa di prezioso e scoprire che non sono sufficienti.
Descrivi te stessa attraverso:
un colore: verde smeraldo
un profumo: limone
un fiore: medinilla magnifica
un animale: farfalla
un luogo: un borgo in collina
un libro: ogni libro emozionante
una canzone: ‘Tu sei lei’ di Ligabue
Ti è mai capitato di attraversare un periodo in cui ti sentivi smarrita? Come hai fatto a superarlo? Certo, più di uno. Ho provato a impormi di guardare il mondo da un’altra prospettiva. A non farmi pressioni inutili. A dare il giusto valore a ciò che ci circonda e a modificare la scaletta delle priorità.
La tua vita reale, il tuo lavoro, i tuoi passatempi e la tua famiglia come influiscono sulla tua scrittura? Sono determinanti. Pur non scrivendo libri autobiografici, ho lasciato le mie “impronte” su qualche personaggio, donando un po’ del mio vissuto, dei miei pensieri o della mia reazione in determinate situazioni.
Chi ti sta attorno conosce questo tuo lato? Come si approcciano con la te scrittrice? Sono una persona spontanea, aperta, soprattutto con chi mi sta attorno. Chi mi conosce mi ritrova in ciò che scrivo, soprattutto nel modo in cui descrivo ed empatizzo con i personaggi.
Se potessi parlare con la te stessa del passato, quanto indietro andresti e cosa le diresti? Tornerei in dietro sino a sfiorare l’età dell’adolescenza. Le direi di gettare via la timidezza, di avere meno timore, di pensare di meno e agire di più.
Spesso nella scrittura c’è un’impronta che ci distingue dalla ‘massa’. Nella tua quale pensi sia? La semplicità dei miei pensieri. Le domande che si pongono i personaggi, spesso, sono quelle che indirettamente rivolgo a chi legge.
Quello che hai scritto fino ad oggi, ha un filo conduttore? Cosa accomuna tutte le tue opere? Ogni mio romanzo finora scritto, pubblicato o no, è autoconclusivo. Nonostante ciò, nella trama ci sarà sempre un momento in cui i protagonisti interagiscono con quelli degli altri romanzi.
Dopo aver pubblicato ‘La finestra rivolta a Est’ che progetti hai? Per il momento cercare di far conoscere questo libro a un pubblico sempre più vasto. Poi, nel cassetto, ci sono già altri due manoscritti che scalpitano dalla voglia di seguire le orme di questo primo romanzo.
Sei lettrice? Quali generi prediligi? Certamente. Per me leggere e scrivere sono due azioni che si completano a vicenda. Preferisco leggere i romanzi storici, contemporanei, le saghe familiari, le biografie di persone carismatiche.
C’è un libro che rileggeresti mille volte? ‘Un uomo’ di Oriana Fallaci.
Ti viene chiesto di incoraggiare un autore a diventare self… cosa gli diresti? Sono un’autrice self un po’ troppo ‘giovane’ per elargire consigli dei quali, onestamente, sento di aver bisogno io. Quindi gli direi ciò che dico a me stessa: lavorare duro, affidarsi a persone che vantano esperienza nel settore e godono della nostra fiducia, non pretendere tutto e subito, e soprattutto crederci sempre!
Un argomento spinoso attuale è l’uso di uno pseudonimo per pubblicare un genere diverso. Tu lo faresti? Penso di no. Se arrivo a pubblicare qualcosa, qualunque genere sia, è perché credo in quel progetto e in ciò che voglio trasmettere. Non ho motivi per non sottoscriverlo col mio vero nome.
Hai trovato la leggendaria Lampada Magica. Quali sono i tuoi tre desideri? L’amore della mia famiglia. Un po’ di serenità. L’entusiasmo con cui scrivo.
Che rapporto hai con gli animali? Di estremo rispetto. Non ne possiedo personalmente ma ne sono contornata. Abito in campagna, non sarebbe possibile il contrario.
Adesso parliamo un po’ del tuo libro…
Titolo: La finestra Rivolta a Est (Spesso lasciarsi andare è l’unico modo per potersi ritrovare)
Genere: Romanzo rosa/saga familiare
Pagine: 551
Formato: cartaceo/e-book prima e seconda parte
Dove lo si può acquistare (links): Streetlib https://stores.streetlib.com/it/%E2%80%A6/la-finestra-rivolta-a-est-pa%E2%80%A6/,

ma anche su Amazon, Kobo, Mondadori, Feltrinelli, IBS
Dicci in non più di dieci righe di cosa parla:
La ‘Finestra rivolta a Est’ è un romanzo rosa/saga familiare. Quando Giulia, giovane e bella veterinaria si trova faccia a faccia con Tommaso Borghese, trova sempre più difficile conservare intatto l’odio che da tanti anni prova nei suoi confronti e verso la sua potente e ricca famiglia. Due vite, così apparentemente inconciliabili, inciamperanno di nuovo l’una nell’altra nel periodo più complicato della loro esistenza e si ritroveranno a combattere contro se stessi e il loro passato. Stavolta riusciranno ad affacciarsi alla finestra che da sull’amore? Sullo sfondo di una campagna Toscana dalle molteplici sfumature, una storia familiare che si snoda attraverso aneddoti, ricordi, passioni in un rutilante susseguirsi di colpi di scena.
Come è nata l’idea che ha dato vita a ‘La finestra rivolta a Est’? Creando il profilo di una donna determinata, animata da tanta energia positiva e voglia di riscattarsi da situazioni avverse, ma soprattutto è nata dall’immensa passione per la scrittura e dal desiderio di vedere sino a dove sarei potuta arrivare in compagnia di un blocco e una penna.
Come è nato il titolo? Semplicemente ricordando la finestra della mia cameretta, da piccola. Era esposta a Est. La mattina i raggi del sole filtravano indiscreti dentro alla stanza augurandomi il buongiorno.
Perché la gente dovrebbe leggere il tuo libro e, come pensi che questa storia possa cambiare il mondo e le persone? Non ho questa pretesa. Non è mia intenzione dare lezioni di vita. Vorrei che i lettori si avvicinassero a questo libro con la voglia di assaporare una storia semplice, dal retrogusto vintage. In una vita dove tutto corre veloce, dove la frenesia dei ritmi imposti tende a farci perdere di vista la priorità delle cose, un invito a osservare meglio e valorizzare di più ciò che ci circonda può aiutare a ristabilire nuovi parametri.
E’ il tuo libro di esordio o ha già pubblicato qualcos’altro? È il mio libro di esordio.
Perchè proprio il genere rosa? Perché è il genere che più mi rappresenta e nel quale sento di potermi muovere più liberamente.
Il personaggio principale de ‘La finestra rivolta a Est’, è? È un essere umano o creatura fantastica? Descrivicelo con tre aggettivi. Il personaggio principale è l’affascinante Giulia Ravelli, medico veterinario. Indipendente. Acuta. Determinata.
Durante la trama è di consuetudine che il protagonista evolva. Se lo fa, in che modo avviene? Attraverso il suo modo di agire. Pronta al ‘graffio’ per proteggere e proteggersi, si scopre capace di perdonare e di sacrificare la sua totale indipendenza in virtù dell’amore.
Vive una storia d’amore? Sì.
Se una mattina lei si svegliasse del sesso opposto quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Credo… iniziare a pensare a una cosa per volta.
Se si svegliasse animale (o se è un animale si svegliasse umano) cosa sarebbe e come reagirebbe? Un cavallo selvaggio che corre contro il vento.
Quale sarebbe la prima cosa che ti direbbe se vi incontraste faccia a faccia? “Come fai a stare tutto quel tempo seduta con un libro in mano?”
Perché hai scelto di ambientare la tua storia proprio nella campagna toscana? Perché ci abito. Perché ne sono innamorata. Perché ho voluto fermare su carta le emozioni che provo guardandola.

Oltre a scrivere ‘La finestra rivolta a Est’ ti sei cimentata nella promozione da sola? Hai fatto il book trailer, delle immagini con degli estratti, delle card o un blog tour? Il booktrailer è in lavorazione giusto in tempo per la mia partecipazione al salone internazionale del libro di Torino. Per promozionare il mio libro mi stanno aiutando l’editor Elena Spagnoli ed Eva Cabras (correttore di bozze e addetta alla comunicazione) con teaser, estratti del libro e immagini specifiche.
Se ti venisse offerto un servizio di promozione del tuo libro, cosa vorresti che fosse? Adoro le interviste postate o pubblicate ovunque. Parlo di interviste scritte, non quelle fatte al di là di una telecamera. Sono piuttosto riservata. Chi mi conosce sa che per farmi felice deve regalarmi una penna, non un palcoscenico.
Oltre alla te scrittrice, c’è un’altra forma d’arte che ti ispira? Suoni? dipingi? Purtroppo no. Amo tantissimo la musica in ogni suo genere. Amo cantare quando sono da sola. Amo l’arte e la pittura, ma sono un disastro totale con pennelli e colori.
Hai un blog? Se sì ti va di dirci dove e di cosa si tratta? Non per il momento
Sei una rilettrice di bozze/editor/revisore? No.
Quanto ti sei fatta aiutare da chi ti circondava per vedere realizzato ‘La finestra rivolta a Est’? In una scala da 1 a 10 direi… 5.
E-book o cartaceo? Entrambe le versioni.
Hai qualche rito particolare che fai prima di iniziare a scrivere, ad esempio ascolti della musica? Assolutamente no. Scrivo solo quando sono ispirata, senza impormi scadenze. Mi è capitato di prendere appunti mentre cammino, mentre cucino. Di svegliarmi la notte e scrivere qualche frase o addirittura il punto saliente della trama che faticava a delinearsi.
Come è nata la cover? Il giorno in cui l’idea precisa che avevo nella mente si è materializzata, sfogliando l’archivio di Depositphotos Italia.
Ti va di regalarci qualche notizia sulla tua prossima pubblicazione? Un evento inaspettato costringe Sveva e Raul, due architetti cinquantenni, a mettere in discussione il loro matrimonio. È un viaggio dentro se stessi. È una lotta contro l’orgoglio ferito e le avversità della vita. È la voglia di ‘graffiarsi’ prima di tornare a dialogare. In un mondo dove tutto è diventato instabile e precario, e persino i sentimenti sembrano lasciarsi influenzare, Sveva e Raul getteranno la spugna o si scopriranno ancora vogliosi di quel ‘noi’?
Condividi con noi una frase, che convinca anche il lettore più reticente ad acquistare il tuo libro…

Giulia si riempì la testa di musica, i piedi di sabbia e i polmoni d’aria. Solo per un attimo i suoi occhi si ritrovarono a fissare un punto preciso sulla costa. Sei flebili luci oltrepassavano le chiome dei pini. Ben presto anche tutte le altre luci della casa, inghiottita dal buio in tutti quegli anni, avrebbero ripreso a brillare. Che lei lo avesse gradito, oppure no.

 

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INTERVISTA – ROSSANA LOZZIO

#VenerdìIntervista #Intervista #Venerdì #LeggiamoItaliano #SkyeConsiglia #NoiSosteniamoTuttiGliAutori 

Bentornati amici e amiche al venerdì in cui sfidiamo voi autori a mettervi in gioco con le nostre domande. 😉

ROSSANA LOZZIO

 

Ciao Rossana, benvenuta sull’isola di Skye. Grazie per averci dato l’occasione di conoscerti e porgerti qualche domanda. Iniziamo dalle domande di rito…

Chi sei? Una donna, vorrei dire normale ma poi, credo che normale voglia dire tutto e niente e perciò, mi limiterò a rispondere: una donna.

Quando te lo si chiede tu dai una risposta standard. Se dovessi osare, che cosa risponderesti a noi? Che sono una pecora nera… lo sono sempre stata e spesso mi ci fanno ancora sentire. In famiglia, prima, a scuola, poi… nella vita, in genere. Probabilmente è un problema mio, sono selettiva e la gente se ne accorge ma non significa che sia snob, tutt’altro.

La tua paura più grande in questo momento qual è? La salute e non aggiungo altro.

Descrivi te stesso attraverso:

un colore: il nero si dice non sia un colore… quindi, potrei dire il rosa (ma solo perché scrivo romance)

un profumo: quello del borotalco perché lo associo al ricordo del mio amatissimo cagnolino Foxy

un fiore: l’orchidea

un animale: il cane

un luogo: Milano

un libro: “Piccole donne”

una canzone: “Stai con me” di Pino Mango

Ti è mai capitato di attraversare un periodo in cui ti sentivi smarrita? Come hai fatto a superarlo? Lo attraverso ormai da anni e mi spiace ma non lo sto superando.

La tua vita reale, il tuo lavoro, i tuoi passatempi e la tua famiglia come influiscono sulla tua scrittura? Poco, per mia fortuna. Mi lascio influenzare solo dall’ispirazione e dai miei personaggi, una volta che prendono vita all’interno della storia.

Chi ti sta intorno conosce questo tuo lato? Come si approcciano con la te scrittrice? Conto sulle dita di una mano le persone che, intorno a me, mi considerano come scrittrice. È qualcosa che mi ha anche fatto soffrire ma credo di essermene fatta una ragione.

Se potessi parlare con la te stessa del passato, quanto indietro andresti e cosa le diresti? Arriverei intorno ai miei trent’anni e mi costringerei a dire tutto ciò che avevo nella testa e nel cuore a mio padre, prima che la malattia se lo portasse via per sempre. Non ci sono riuscita ed è un rimpianto enorme.

– Spesso nella scrittura c’è un’impronta che ci distingue dalla “massa”. Nella tua quale pensi sia? Spero lo stile fluido… mi dicono spesso che quando leggono una delle mie storie scorrono le pagine con facilità e che non vedono l’ora di scoprire dove sono “andata a parare”.

Quello che hai scritto fino a oggi, ha un filo conduttore? Cosa accomuna tutte le tue opere? Il filo conduttore a oggi sono i sentimenti ed è esattamente ciò che accomuna i miei romanzi e in parte, anche la musica.

Dopo aver pubblicato “Niente è come sembra”, che progetti hai? Dato che è uscito da pochi giorni, mi dedico alla sua promozione e poi, c’è già un altro libro in cantiere, pronto per essere pubblicato. Ho altri progetti legati al mondo editoriale ma non in quanto scrittrice e spero si avverino al più presto, per una serie di validi motivi.

Sei una lettrice? Quali generi prediligi? Leggo quando posso, non quanto vorrei. Preferisco i romance ma leggo un po’ di tutto.

C’è un libro che rileggeresti mille volte? “Io uccido” di Giorgio Faletti.

Ti viene chiesto di incoraggiare un autore a diventare self… cosa gli diresti? Di farlo ma in maniera seria, quindi preparando bene il manoscritto e la copertina e scegliendo bene la piattaforma con cui farlo. A volte, fare da sé, può ritorcersi contro, si deve stare attenti e avere grande cura del romanzo non soltanto per la promozione ma soprattutto durante le fasi della pre-pubblicazione.

Un argomento spinoso attuale è l’uso di uno pseudonimo per pubblicare un genere diverso. Tu lo faresti? No, da sempre, pubblico con il mio nome e cognome.

Hai trovato la leggendaria Lampada Magica. Quali sono i tuoi tre desideri? La salute, un lavoro nel settore editoriale e una casa grande con il caminetto dove andare a vivere, possibilmente al mare.

Che rapporto hai con gli animali? Ottimo soprattutto con i cani.

Adesso parliamo un po’ del tuo libro…

Titolo: Niente è come sembra THE MOMENT – SERIES #1

Genere: Romance

Formato: Digitale e cartaceo

Dove lo si può acquistare (links):

LINK STORE SANTI EDITORE (formato cartaceo): http://www.santieditore.it/1/libreria_shop_1184509.html?product=113722

LINK AMAZON: https://www.amazon.it/Niente-come-sembra-Moment-Vol-1-ebook/dp/B07BX6WFR5

LINK KOBO: https://www.kobo.com/it/it/ebook/niente-e-come-sembra-4

LINK MONDADORI STORE: http://www.mondadoristore.it/Niente-e-come-sembra-Rossana-Lozzio/eai978889953149/

LINK FELTRINELLI: https://www.lafeltrinelli.it/ebook/rossana-lozzio/niente-e-come-sembra/9788899531492

LINK BOOKREPUBLIC: https://www.bookrepublic.it/book/9788899531492-niente-e-come-sembra/

LINK EBOOK.IT: https://www.ebook.it/narrativa/292509-niente_come_sembra-9788899531492.html

Dicci in non più di dieci righe di cosa parla.

Di una famiglia particolare, che in apparenza potrebbe sembrare perfetta e invece nasconde parecchi problemi che si dipaneranno durante la trama e che coinvolgeranno più o meno tutti gli altri personaggi. Ci sono molte sfumature oltre al rosa in questo romanzo e ne sono davvero felice, potrà conquistare diversi target di lettori.

Com’è nata l’idea che ha dato vita a “Niente è come sembra”? Non posso svelarlo perché sarà attorno a quest’idea che ruoteranno le trame di tutti i romanzi appartenenti alla serie!

Com’è nato il titolo? Da sé… proprio perché i personaggi della famiglia protagonista della storia nascondono anime diverse da come appaiono.

Perché la gente dovrebbe leggere il tuo libro e, come pensi che questa storia possa cambiare il mondo e le persone? Non scrivo per cambiare qualcosa o qualcuno ma per stare meglio con me stessa. Non lancio messaggi, spero solo di trasmettere e regalare emozioni. Perché dovrebbero leggere il libro? Per innamorarsi dei personaggi… come è successo a me mentre li creavo.

È il tuo libro di esordio o hai già pubblicato qualcos’altro? è esattamente il ventesimo pubblicato e credo che elencarli tutti potrebbe risultare noioso… se qualcuno vuole vederli, può visitare la mia pagina autrice su Facebook e sarò felice di accoglierlo ed eventualmente di rispondere alle sue curiosità.

Perché proprio il genere romance? Perché credo nei sentimenti e questo genere mi affascina da sempre.

Il personaggio principale di “Niente è come sembra” è? Il protagonista assoluto della serie intera è Giulio Gattinoni.

È un essere umano o una creatura fantastica? Descrivicelo con 3 aggettivi. Un essere molto più che umano! Direi, dolce, responsabile ed emotivo.

Durante la trama di consuetudine che il protagonista evolva. Se lo fa, in che modo avviene? Sì, Giulio avrà una fantastica evoluzione durante l’intera serie oltre che in questo primo romanzo e sarà progressiva ma ineluttabile.

Vive una storia d’amore? Sì, anche se all’inizio, è poco passionale…

Se una mattina lui si svegliasse del sesso opposto quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Credo che proverebbe a mettersi nei panni della donna che ama per cercare di capirla meglio.

Se si svegliasse animale cosa sarebbe e come reagirebbe? Potrebbe essere un leone e proverebbe a pretendere il rispetto che merita da subito.

Quale sarebbe la prima cosa che ti direbbe se vi incontraste faccia a faccia? Che mi ama almeno quanto lo amo io!

Perché hai scelto di ambientare la tua storia proprio a Torino? In realtà, la storia è ambientata in diverse città, anche se parte da Torino, perché i protagonisti svolgono professioni che li obbligano a viaggiare spesso.

Secondo te, parlando di libri fantasy, quando incide la creazione di un mondo nuovo in una storia? Non sono un’amante del genere, non credo di avere una risposta giusta per questa domanda.

Oltre a scrivere “Niente è come sembra”, ti sei cimentata nella promozione da sola? Hai fatto il book trailer, delle immagini con degli estratti, delle card o un blog tour? Per ora, dato che è appena uscito, sto puntando molto sugli eventi e il primo sarà online, una presentazione virtuale a cui siete tutti invitati, venerdì 13 aprile (trovate l’evento andando sulla Pagina autrice di cui parlavo prima o sul mio Blog GOCCE D’INCHIOSTRO ROSA) e poi ho un’amica meravigliosa che mi aiuta con l’aspetto grafico, creando per me schede con le muse dei personaggi e card promozionali. Il booktrailer l’ho fatto io… chiedo perdono se non sarà estremamente professionale ma sono del parere che servisse e mi sono messa alla prova, creandolo da me.

Se ti venisse offerto un servizio di promozione del tuo libro, cosa vorresti che fosse? Preferisco girare per presentazioni, in modo da incontrare fisicamente le persone e poi amo molto le interviste come questa o anche radiofoniche, credo che possano essere un buon mezzo per farsi conoscere.

Oltre alla te scrittrice c’è un’altra forma d’arte che ti ispira? Suoni, dipingi…? Purtroppo no… tutta la mia arte gira intorno alla scrittura.

Hai un blog? Se sì ti va di dirci dove e di cosa tratta? Sì, come dicevo un attimo fa, si tratta di GOCCE D’INCHIOSTRO ROSA e l’ho creato per promuovere tutto ciò che ruota intorno al romance.

Sei una rilettrice di bozze/editor/revisore? Sì, ho curato qualche editing per alcuni colleghi ma sono interessata anche a valutare testi e a occuparmi di una Collana editoriale. Ci sto lavorando. È il mio sogno nel cassetto.

Quanto ti sei fatta aiutare da chi ti circondava per vedere realizzato “Niente è come sembra”? Non chiedo nulla a nessuno, almeno, di solito. Ho seguito il classico iter e ho inviato il manoscritto a un paio di editori, fino a che ho ricevuto due proposte e ho scelto quella che mi sembrava la migliore.

E-book o Cartaceo? Entrambi ma guai a chi mi tocca il cartaceo!

Su cosa sei solita scrivere? Al pc.

Hai qualche rito particolare che fai prima di iniziare a scrivere, ad esempio ascolti della musica? Sempre o quasi.

– Come è nata la cover? Grazie alla mia amica grafica con cui collaboro da tempo. Io e lei siamo ormai un team affiatato e ci capiamo in fretta. Io espongo le mie idee e poi ci lavoriamo insieme fino a ottenere il risultato che soddisfi entrambe. Siamo caparbie, vogliamo essere appagate da ciò che vediamo, alla fine.

Ti va di regalarci qualche notizia sulla tua prossima pubblicazione? Si tratta di un altro romance che ho dovuto tenere fermo per anni, a causa di un contratto che non è mai stato rispettato. Una storia lunga e triste che mi ha lasciato molta amarezza. Poi, il lieto fine è arrivato grazie a qualcuno che lo ha letto, valutato positivamente e che, al contrario, ha deciso di pubblicarlo subito. Spero avrà buona vita perché è una storia a cui sono legatissima così come a uno dei personaggi maschili a cui lo dedicherò.

Condividi con noi una frase, che convinca anche il lettore più reticente ad acquistare il tuo libro….

«Lo so.» annuì lui, premendo leggermente con il corpo contro il suo e accendendole completamente i sensi. «Ma tu sei speciale, non lo farai… non mi lascerai da solo, mi concederai almeno una chance. Si fa persino con i condannati a morte.»

INTERVISTA – FRANCESCA NOTO

#VenerdìIntervista #Intervista #Venerdì #LeggiamoItaliano #SkyeConsiglia #NoiSosteniamoTuttiGliAutori

Bentornati amici e amiche al venerdì in cui sfidiamo voi autori a mettervi in gioco con le nostre domande. 😉

FRANCESCA NOTO

Ciao Francesca, benvenuta sull’isola di Skye. Grazie per averci dato l’occasione di conoscerti e porgerti qualche domanda. Iniziamo dalle domande di rito…

Chi sei? Sono Francesca, detta Franny: una mamma a tempo pieno, traduttrice per professione e scrittrice per passione (perlopiù notturna… servirebbero giorni da 48 ore!)

Quando te lo si chiede tu dai una risposta standard. Se dovessi osare, che cosa risponderesti a noi? Una guerriera (probabilmente berserkr a tratti), una sopravvissuta che a volte pensa che la vita è troppo breve e fragile per perdersi in st***ate…

La tua paura più grande in questo momento qual è? Non riuscire a star dietro a tutto, in particolare alle mie figlie che crescono.

Descrivi te stessa attraverso:

un colore: Blu

un profumo: Mirra

un fiore: Genziana

un animale: Cavallo

un luogo: Silver Springs, Florida

un libro: Un ponte sull’eternità, Richard Bach

una canzone: Heart of Steel, Manowar

Ti è mai capitato di attraversare un periodo in cui ti sentivi smarrita? Come hai fatto a superarlo? Quando ho perso la mia prima figlia, nel 2007 (aveva quasi quattro anni). È per questo che mi considero una sopravvissuta. Guardandomi indietro adesso, non lo so come ho fatto. Credo, semplicemente, di aver scelto di vivere, insieme a mio marito, e di andare avanti anche in nome di mia figlia.

La tua vita reale, il tuo lavoro, i tuoi passatemi e la tua famiglia come influiscono sulla tua scrittura? Sono appassionata di equitazione, musica metal, scherma medievale, e sono una traduttrice di narrativa. Tutto questo in effetti si sente in quello che scrivo! 😊 I cavalli non mancano mai. Certe suggestioni musicali e certe tipologie di personaggi neppure. E devo molto ai tanti autori che traduco, dal punto di vista dell’ispirazione e dello stile.

Chi ti sta intorno conosce questo tuo lato? Come si approcciano con la te scrittrice? Ho avuto sempre un grande supporto da parte di amici e familiari. Ricordo ancora che i miei genitori, alla presentazione del mio primo romanzo, “Il segno della tempesta”, sono venuti di corsa nonostante tornassero da un viaggio molto impegnativo. Inutile dire che il loro supporto mi fa felice e mi sprona a continuare.

Se potessi parlare con la te stessa del passato, quanto indietro andresti e cosa le diresti? Tornerei alla me stessa del 2002, incinta e preoccupata perché, perso un lavoro, stava per diventare una freelancer. Le direi: “Non aver paura: mento alto e sorridi! Ne varrà sempre, sempre la pena”.

Spesso nella scrittura c’è un’impronta che ci distingue dalla “massa”. Nella tua quale pensi sia? Non credo stia a me dirlo, ma forse il modo in cui cerco di rendere le emozioni dei miei personaggi, cercando di coinvolgere il lettore in ciò che provano. 😊

Quello che hai scritto fino a oggi, ha un filo conduttore? Cosa accomuna tutte le tue opere? Da una parte, la mitologia norrena, che è il filo conduttore principale dei miei due romanzi (leggibili tuttavia separatamente come due opere autoconclusive). Dall’altra, la volontà di dare al lettore un messaggio positivo sulla vita, ricordando che ognuno di noi è speciale e ha il diritto e il dovere di assecondare quel qualcosa di speciale per trovare il suo posto nel mondo.

Dopo aver pubblicato I figli della tempesta, che progetti hai? Scrivere un terzo libro! In teoria, ho in mente una conclusione per la mia Saga dei Norsihir, ma per il momento la storia è ancora molto vaga. Vedremo! Inoltre, intorno al 2020 il mio primo romanzo dovrebbe arrivare all’estero, grazie a una casa editrice scozzese. Staremo a vedere!

Sei una lettrice? Quali generi prediligi? Accanitissima! Non c’è, in realtà, un genere che apprezzo molto più degli altri, anche se sono cresciuta a pane, fantasy e fantascienza (in particolare cyberpunk). Al momento, forse perché con il mio lavoro mi capita di approcciarmi ad autori e generi molto diversi tra loro, l’importante è che i personaggi e la storia di un libro mi acchiappino. Il genere, a quel punto, passa in secondo piano!

C’è un libro che rileggeresti mille volte? “Un ponte sull’eternità” di Richard Bach, e “Kitchen” di Banana Yoshimoto. Entrambi, a loro modo, insegnamenti potentissimi sulla vita.

Ti viene chiesto di incoraggiare un autore a diventare self… cosa gli diresti? Non so… effettivamente non sono un’autrice self, ho alle spalle una casa editrice, la Astro Edizioni, che mi ha sempre supportato e con cui mi sono trovata molto bene. Di sicuro, potrei dire che il self publishing ha i suoi vantaggi, specialmente se l’autore è disposto a promuoversi seriamente e ha molto tempo (e un po’ di fondi) da dedicare alla promozione. È una bella opportunità, fatte le dovute considerazioni.

Un argomento spinoso attuale è l’uso di uno pseudonimo per pubblicare un genere diverso. Tu lo faresti? Personalmente, no. Se volessi affrontare un genere differente, lo farei col mio nome, divertendomi a vedere se funziona. Tuttavia, non ci vedo niente di male, nell’uso di uno pseudonimo, per tutti i motivi che possono spingere un autore a usarlo.

Hai trovato la leggendaria Lampada Magica. Quali sono i tuoi tre desideri? Ahh, difficilissimo! 😊 Vediamo… 1) Una lunga vita felice e di successo per le mie bambine; 2) Che l’umanità trovi un equilibrio e l’illuminazione di cui ha bisogno per vivere pacificamente su questo pianeta; 3) Il successo editoriale per me (almeno uno me lo tengo, dai!), così finalmente potrò togliermi certi sfizi, primo fra tutti un cavallo tutto mio (rigorosamente frisone occidentale come Raido de “Il segno della tempesta”!).

Che rapporto hai con gli animali? Molto bello, molto stretto. In particolare, amo i cavalli, animali splendidi con cui ho condiviso alcuni dei momenti più spettacolari della mia esistenza. Ho sempre avuto gatti per casa, ma al momento, causa allergia di marito e figlia, tengo con me due buffe cincillà.

Adesso parliamo un po’ del tuo libro…

Vi parlo del secondo, appena uscito, il primo potrete sempre recuperarlo successivamente, come detto sono leggibili separatamente!

Titolo: : I figli della tempesta

Genere: Fantasy

Pagine: 300

Formato: Cartaceo ed ebook

Dove lo si può acquistare (links): goo.gl/ZJjoH1 (Amazon), www.astroedizioni.it, o su tutti gli store online.

Dicci in non più di dieci righe di cosa parla.

Avere diciassette anni è complicato, se sei nato all’ombra di un’ingombrante profezia. Questo pensa Nathaniel Gordon, quando guarda allo specchio gli strani occhi spaiati che gli ricordano ogni giorno la sua scomoda eredità: discendente dei norreni, nato per mettere fine a una minaccia proveniente da un altro piano d’esistenza, Nate è sempre più convinto che qualcuno si sia sbagliato sul suo conto. Ma quando Winter, un violento e misterioso ragazzo albino, irrompe nella sua vita, non c’è più tempo per i dubbi: tra fughe precipitose, scontri mortali e decisioni laceranti, Nathaniel dovrà combattere una guerra più grande di lui e sopravvivere in un mondo che non è il suo. Chi è l’inarrestabile gigante dal cuore di ghiaccio pronto a tutto per allagare di sangue la nostra dimensione terrena, e qual è la verità sul conto di Winter? Per saperlo, dovrà abbracciare il destino e scoprire cosa è riservato ai Figli della Tempesta…

Com’è nata l’idea che ha dato vita a I figli della tempesta? In parte dalla conclusione del mio primo romanzo. In parte dall’idea di due personaggi che mi cantavano in mente da un bel po’ (e che poi sono diventati Nate e Winter, i due protagonisti), e dalla voglia di tornare a certe emozioni e pulsioni vissute durante l’adolescenza, per raccontarle “col senno di poi”.

Com’è nato il titolo? La tempesta c’era già nel primo libro, e l’ho mantenuta per avere una certa continuità. I figli… è sempre l’idea di una continuità, delle nuove generazioni, e di un’adolescenza che, con fatica, passa alla maturità dell’età adulta.

Perché la gente dovrebbe leggere il tuo libro e, come pensi che questa storia possa cambiare il mondo e le persone? Non pretendo certo che la mia storia possa cambiare il mondo, ci mancherebbe! 😀 Però sicuramente cerco di offrire al lettore un messaggio positivo e concreto: quello che ognuno di noi è al mondo per un motivo, ed è giusto credere nelle proprie capacità per trovare la propria strada e il proprio posto nel mondo; in definitiva, la propria felicità. È un concetto che ho già esplorato nel mio primo romanzo, e che in “I figli della tempesta” viene affrontato dal punto di vista di due giovani uomini nel periodo più complicato e dubbioso dell’esistenza, quello a metà tra l’innocenza dell’infanzia e la maturità (ma anche la disillusione) dell’età adulta.

È il tuo libro di esordio o hai già pubblicato qualcos’altro? Come detto, il mio esordio è stato “Il segno della tempesta”, urban fantasy con sfumature romance pubblicato sempre con Astro Edizioni nel 2016. È andato bene, e l’editrice mi ha convinto a continuare. Le sono grata: sono davvero felice di come è venuta fuori la mia nuova storia!

Perché proprio il genere urban fantasy? Perché mi permette di inserire elementi fantastici in un contesto moderno che conosco. In realtà, con “I figli della tempesta”, pur partendo dal mondo contemporaneo, mi sono divertita poi a fare una svolta più fantasy, e a mettere i miei due protagonisti nella condizione di dover tornare a casa da un mondo che non è il loro.

Il personaggio principale di I figli della tempesta è Nathaniel. È un essere umano o una creatura fantastica? Descrivicelo con 3 aggettivi.

Nathaniel è un ragazzo di diciassette anni con qualche capacità speciale (o almeno, così dovrebbe essere: all’inizio della sua storia, risulta un normalissimo diciassettenne, con suo grande rammarico). Se dovessi descriverlo con tre aggettivi, direi: generoso, gentile, un po’ insicuro. In realtà, c’è un altro protagonista di cui dovrei parlarvi. Winter, albino, un po’ “bad boy”, molto più tormentato di Nate… è il ragazzo che si vede ritratto in copertina, dalla splendida illustrazione di Livia De Simone.

Durante la trama di consuetudine che il protagonista evolva. Se lo fa, in che modo avviene? Nel mio caso, l’evoluzione c’è, per entrambi i protagonisti. In particolare, è un’evoluzione che parla di consapevolezza, di crescita, e di scelte a volte molto difficili, nel capire quando è il momento di “fare la cosa giusta”. In due parole, è il tipico viaggio, il tipico rituale di passaggio dall’adolescenza alla maturità.

Vive una storia d’amore? Assolutamente sì! L’amore è sempre stato importante, per me, e lo è anche nelle mie storie. In questo caso, però, ho voluto “incasinare” un po’ la faccenda. Non è una situazione semplice, né lineare.

Se una mattina lui/lei si svegliasse del sesso opposto quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Nathaniel arrossirebbe come l’adolescente timido che è. Winter? Oh, ovvio: si toccherebbe le tette! XD

Se si svegliasse animale (o se è un animale se si svegliasse uomo) cosa sarebbe e come reagirebbe? Nathaniel lo vedo bene come puledro bianco, e di sicuro per prima cosa si lancerebbe a galoppare al massimo delle sue possibilità. Winter… poco ma sicuro, sarebbe un lupo e andrebbe a testare le sue abilità di caccia.

Quale sarebbe la prima cosa che ti direbbe se vi incontraste faccia a faccia? Nathaniel: “Lo sai che sei proprio una stronza, sì?”; Winter: “Non starlo a sentire, in realtà il dramah gli piace…”

Perché hai scelto di ambientare la tua storia proprio in Florida? La Florida, in particolare la zona delle Everglades e della National Forest, è un luogo che conosco molto bene e dove sono stata molte volte, e il primo dove ho capito cosa significa “natura selvaggia”. È stato lì, nel lontano 2000, che la storia del mio primo romanzo ha cominciato a cantarmi dentro…

Secondo te, parlando di libri fantasy, quanto incide la creazione di un mondo nuovo in una storia? Parecchio, a mio parere. Il bello del fantasy, spesso, è proprio trovarsi immersi in un mondo che non è il nostro (magari lo ricorda, ma è comunque altro), e a quel punto è piacevole scoprirne tutti i dettagli e vedere quanto sia originale…

Oltre a scrivere , ti sei cimentata nella promozione da sola? Hai fatto il book trailer, delle immagini con degli estratti, delle card o un blog tour? Ho avuto molto supporto da parte della casa editrice, ma naturalmente ho contribuito in tutti i modi possibili. Il booktrailer l’ho ideato io (realizzandolo con l’aiuto di un bravissimo professionista), e così anche estratti e card, mentre per le recensioni e le segnalazioni ho avuto l’aiuto della CE. Curo la mia pagina FB, cerco di farmi conoscere in ogni modo, ho fatto e continuo a fare diversi firma copie (il 25 ce ne sarà uno a Roma, alla libreria Mondadori di Via Piave 18!), e partecipo a tutte le fiere di settore possibili (la prossima sarà Più Libri Più Liberi, 6-10 dicembre, Roma). Insomma, si fa quello che si può per farsi conoscere un po’ di più! 😊

Se ti venisse offerto un servizio di promozione del tuo libro, cosa vorresti che fosse? Una bella campagna pubblicitaria fatta da professionisti del settore!

Oltre alla te scrittrice c’è un’altra forma d’arte che ti ispira? Suoni, dipingi…? Mi piace molto disegnare, e da ragazzina suonavo la chitarra… ma adesso ho perso decisamente la mano!

Hai un blog? Se sì ti va di dirci dove e di cosa tratta? Non ho un blog (il tempo è tiranno, ahimè!), ma potete venirmi a trovare sulla mia pagina Facebook (www.facebook.com/ilsegnodellatempesta), che aggiorno di continuo!

Sei una rilettrice di bozze/editor/revisore? Oltre a essere traduttrice, spesso mi capita di essere correttrice di bozze ed editor, ma più per riviste di settore (videogiochi ed entertainment in generale) che non per romanzi.

Quanto ti sei fatta aiutare da chi ti circondava per vedere realizzati Il segno della tempesta e I figli della tempesta? Parecchio: nessun uomo è un’isola e niente si ottiene completamente da soli! In particolare, devo ringraziare mio marito Marco, che ha sempre creduto in me e mi ha sempre supportato (anche con le sue fantastiche sinossi) e la mia editrice, Francesca Costantino.

E-book o Cartaceo? Cartaceo, per forza di cose. Il profumo dei libri è qualcosa a cui non riesco a rinunciare. Anche se devo ammettere che l’ebook ha tanti vantaggi e spesso “ci casco”!

Su cosa sei solita scrivere? Sul mio vecchio e fedele laptop HP Pavilion. Qualche appunto su carta ogni tanto capita, ma raramente!

Hai qualche rito particolare che fai prima di iniziare a scrivere, ad esempio ascolti della musica? In realtà, no: apro il file, rileggo le ultime parti… e comincio.

Come è nata la cover? Grazie alla splendida collaborazione con l’illustratrice Livia De Simone, che ha interpretato perfettamente la mia idea, specialmente per “I figli della tempesta”, di cui sono davvero molto soddisfatta.

– Ti va di regalarci qualche notizia sulla tua prossima pubblicazione? Ancora non ho davvero nulla da dire. Di sicuro andrò avanti, come ho detto, per concludere quello che ho in mente per la storia in generale, ma al momento è ancora troppo presto per parlarne. Quello che posso dire per certo è che nella prossima storia i protagonisti saranno ancora Winter e Nate, in particolare Winter…

Condividi con noi una frase, che convinca anche il lettore più reticente ad acquistare il tuo libro….

«Ogni circostanza si verifica quando deve, e puoi credermi, se te lo dico io». Lo guardò dritto negli occhi, e scosse piano la testa. «Ma questi tuoi diciassette anni non torneranno più, Nathaniel. Quello che posso dirti è solo di non sprecarli».

Intervista #40 – Roberto Ottonelli

#VenerdìIntervista #Intervista #Venerdì #LeggiamoItaliano #SkyeConsiglia #NoiSosteniamoTuttiGliAutori

Bentornati amici e amiche al venerdì in cui sfidiamo voi autori a mettervi in gioco con le nostre domande. 😉

ROBERTO OTTONELLI

 

Ciao Roberto, benvenuto sull’isola di Skye. Grazie per averci dato l’occasione di conoscerti e porgerti qualche domanda. Iniziamo dalle domande di rito…

– Chi sei?Sono un ragioniere programmatore, ho svolto per anni volontariato presso realtà a contatto con minori in difficoltà e da un paio d’anni sono diventato papà affidatario insieme a mia moglie, un’esperienza molto intensa che ci ha rivoluzionato l’esistenza, anche se non tornerei mai indietro.

Quando te lo si chiede tu dai una risposta standard. Se dovessi osare, che cosa risponderesti a no? Più di tutto mi sono sempre interessato alle vicende umane, forse ho un po’ lo spirito da crocerossina! E’ in qualche modo da coloro che vengono considerati gli ultimi che ho imparato di più. Poi so di avere anche un lato inquieto, come penso ciascuno di noi. L’importante è riconoscerlo e saperlo gestire…

La tua paura più grande in questo momento qual è? L’idea che le persone a me care possano non star bene, soffrire per questioni di salute o di altro tipo. E’ qualcosa contro cui non si può, alle volte, combattere ad armi pari.

Descrivi te stesso attraverso:

un colore: nero o rosso, dipende dai momenti (e non solo dalla mia fede calcistica)

un profumo: mio figlio dice sempre che mi devo mettere il profumo, ma lo faccio solo in occasioni speciali.

un fiore: il girasole

un animale: il mio cocker, Mia

un luogo: New York

un libro: Le ceneri di Angela

una canzone: Sally

Ti è mai capitato di attraversare un periodo in cui ti sentivi smarrito? Come hai fatto a superarlo? Sì, almeno due volte, durante la separazione dalla mia ex moglie e quando ho scoperto la malattia. In entrambi i casi ho trovato dentro di me risorse che non sospettavo di avere. Forse mi ha aiutato anche il mio lato ironico, che mi aiuta a prendere con un sorriso anche eventi che sarebbero catastrofici.

La tua vita reale, il tuo lavoro, i tuoi passatemi e la tua famiglia come influiscono sulla tua scrittura? Molto, nel senso che c’è sempre qualcosa di me e di chi mi circonda in ciò che scrivo.

Chi ti sta intorno conosce questo tuo lato? Come si approcciano con il te scrittore? Sì, tutti sanno che scrivo, anche perché quando mi accade una cosa bella tendo ad attaccare i manifesti, ma non penso che qualcuno si possa ritenere di essere uno spunto per un mio personaggio.

Se potessi parlare con il te stesso del passato, quanto indietro andresti e cosa gli diresti? Sono dell’idea che siamo anche il nostro passato, giusto o sbagliato che sia stato. Rifarei tutti i miei errori, anche perché col senno di poi siamo tutti fenomeni!

Spesso nella scrittura c’è un’impronta che ci distingue dalla “massa”. Nella tua quale pensi sia? Penso che sia la ricerca del personaggio, del suo lato interiore, della sua caratterizzazione che può avvicinare il lettore alle sue vicende.

Quello che hai scritto fino a oggi, ha un filo conduttore? Cosa accomuna tutte le tue opere? E’ forse appunto vivere in qualche modo dall’interno quello che viene considerato “il mostro”, un’etichetta che troppo spesso fa comodo.

Dopo aver pubblicato, che progetti hai? Di crescere e migliorarmi.

Sei un lettore? Quali generi prediligi? Penso che chiunque abbia la velleità di scrivere non possa che leggere. Non ho generi preferiti, diciamo che non sono troppo per fantasy o romanzi rosa.

C’è un libro che rileggeresti mille volte? No, preferisco leggerne sempre di nuovi.

Ti viene chiesto di incoraggiare un autore a diventare self… cosa gli diresti? Non è una strada che mi sento di consigliare, pur rispettando chi la percorre. Ho preferito confrontarmi con un editore professionista o lasciare il mio sogno nel cassetto.

Un argomento spinoso attuale è l’uso di uno pseudonimo per pubblicare un genere diverso. Tu lo faresti? Ci ho pensato perché ciò che ho scritto, avendo preso spunto da una vicenda reale tragica e dai risvolti drammatici, poteva portarmi a correre dei rischi. Ma ho preferito metterci la faccia, come sempre.

Hai trovato la leggendaria Lampada Magica. Quali sono i tuoi tre desideri? Non credo molto in artifici magici. Penso di aver realizzato diversi desideri, fra i quali la scrittura, aiutare nel mio piccolo i bambini, viaggiare e scoprire il mondo. Ovviamente non mi sento arrivato, ma preferisco sempre metterci del mio.

Che rapporto hai con gli animali? Ho un cocker da poco più di un anno che non sta mai ferma, lecca senza sosta, ti sveglia all’alba perché vuole giocare, ma ormai fa parte della famiglia!

Adesso parliamo un po’ del tuo libro…

Titolo: Il Diavolo dentro

Genere: Noir

Pagine: 173 (calcolato per Kindle)

Formato: ebook

Dove lo si può acquistare (links): http://delos.digital/9788825402490/il-diavolo-dentro e https://www.amazon.it/gp/product/B071WVH7VH/ref=s9u_simh_gw_i1?ie=UTF8&pd_rd_i=B071WVH7VH&pd_rd_r=H6NS9GRQ8XHRNYJQZBT0&pd_rd_w=jtU2t&pd_rd_wg=Zp98o&pf_rd_m=A11IL2PNWYJU7H&pf_rd_s=&pf_rd_r=T24ZCQA9F7YAR8AB6MXH&pf_rd_t=36701&pf_rd_p=f2a0186f-7d7d-4d97-acfa-3ec766d5d28a&pf_rd_i=desktop

Dicci in non più di dieci righe di cosa parla.

Manuela e Andrea si conoscono in un istituto per minori in un incontro che sembra superficiale e tipico di quell’età. La vicenda umana dei due ragazzini, che nel frattempo percorrono strade differenti, si intreccia con quella di tanti personaggi che conducono Manuela verso l’abisso morale e materiale, incapace di qualsiasi reazione, fino a convincersi di non poter meritare nulla di meglio. Entra a far parte di un gruppo dedito a rituali di ispirazione satanica, che sembra implicato in una serie di nefandezze orribili, da cui non riesce a liberarsi. Il male penetra in profondità nelle anime. Manuela è un essere disilluso e senza speranza, ma, proprio quando tutto sembra perduto, trova, inaspettata, una luce.

Com’è nata l’idea che ha dato vita “Il Diavolo dentro”? Mi sono interessato, ormai una decina d’anni fa, alla vicenda delle Bestie di Satana in quanto uno dei protagonisti, Paolo Ozzy Leoni, abitava a due isolati da casa mia ed era stato compagno di classe della mia ex moglie.

Com’è nato il titolo? E’ una sorta di citazione da “Il corvo”: “Ognuno di noi ha il diavolo dentro e non ha pace finché non lo trova.”

Perché la gente dovrebbe leggere il tuo libro e, come pensi che questa storia possa cambiare il mondo e le persone? Penso che ognuno di noi abbia il dovere, nel suo piccolo, di fare la sua parte, di dare il proprio contributo. Con questo libro ho cercato di raccontare umane sofferenze, in qualche modo l’origine di una violenza che troppo spesso viene derubricata con la follia o qualcosa di lontano da ciascuno di noi. Ecco, può non esserlo.

È il tuo libro di esordio o hai già pubblicato qualcos’altro? Sì, è il mio esordio.

Perché proprio il genere Noir? Perché mi affascina scavare nel lato oscuro.

Il personaggio principale di “Il Diavolo dentro” è? È un essere umano o una creatura fantastica? Descrivicelo con 3 aggettivi. E’ un romanzo corale, perché ogni capitolo è in soggettiva dal punto di vista di un diverso personaggio, ma di sicuro Manuela è la mia protagonista. E’ una ragazza incazzata col mondo, forte, ma tremendamente fragile, alla ricerca di qualcuno che si prenda cura di lei, come ciascuno di noi.

Durante la trama di consuetudine che il protagonista evolva. Se lo fa, in che modo avviene? Di sicuro Manuela cambia, cresce, anche se cade tante volte cerca sempre la forza di rialzarsi fino alla fine.

Vive una storia d’amore? La desidera, ma non posso svelare se riuscirà a portarla a compimento!

Se una mattina lei si svegliasse del sesso opposto quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Penso che perderebbe tante delle sue peculiarità.

Se si svegliasse animale cosa sarebbe e come reagirebbe? Forse si sveglierebbe come una tigre per troppo tempo dietro le sbarre.

Quale sarebbe la prima cosa che ti direbbe se vi incontraste faccia a faccia? Penso che mi fisserebbe con gli occhi lucidi e non ci sarebbe bisogno di aggiungere parole.

Perché hai scelto di ambientare la tua storia proprio a Milano? Perché è dove si sono svolti i fatti e perché penso che si debba sempre parlare di qualcosa che si conosce.

Oltre a scrivere, ti sei cimentato nella promozione da solo? Hai fatto il book trailer, delle immagini con degli estratti, delle card o un blog tour? Sto promuovendo il libro attraverso i social, ma non ho realizzato niente di tutto questo. Diciamo che sono più per un approccio diretto, anche se capisco che in alcuni casi possa infastidire. E’ che credo molto nel lavoro che ho fatto e cerco di farlo conoscere coi pochi mezzi a disposizione!

Se ti venisse offerto un servizio di promozione del tuo libro, cosa vorresti che fosse? Un book trailer realizzato però con degli attori in carne e ossa… ho alcune idee che voglio capire se siano realizzabili.

Oltre al te scrittore c’è un’altra forma d’arte che ti ispira? Suoni, dipingi…? Direi di no, nel senso che a suonare sono negato, per non parlare del disegno… Non è una cosa di cui mi cruccio perché penso che ognuno abbia delle qualità specifiche e ci sono tanti musicisti e artisti che si esprimono in altre forme molto meglio di come potrei mai fare io!

Hai un blog? Se sì ti va di dirci dove e di cosa tratta? No, sto riportando tutte le reazioni e commenti sulla mia pagina Facebook personale.

Sei un rilettore di bozze/editor/revisore? No.

Quanto ti sei fatto aiutare da chi ti circondava per vedere realizzato Il diavolo dentro? Bè, ho un po’ rotto le balle a parenti e amici, ma di sicuro le persone che più mi hanno aiutato, in modo diverso, sono dei professionisti del settore: Edoardo Montolli, giornalista d’inchiesta che non ha bisogno di presentazioni che contattai tanto tempo fa per realizzare un’intervista, Paolo Grugni, un autore che mi ha dedicato il suo tempo e fornito preziosi consigli senza chiedere nulla in cambio, e Franco Forte, autore Mondadori, sceneggiatore e proprietario della Delos, a cui mi sono rivolto per capire se avessi qualche possibilità o meno. Mi ha aperto un mondo, ma ne avevo bisogno.

E-book o Cartaceo? E-book, ma si può scaricare senza problemi su qualsiasi supporto elettronico, anche smartphone.

Su cosa sei solito scrivere? Su PC.

Hai qualche rito particolare che fai prima di iniziare a scrivere, ad esempio ascolti della musica? No, preferisco scrivere la sera, al buio, senza distrazioni.

Come è nata la cover? L’editore mi ha inviato a un portale di immagini chiedendomi se ne trovassi qualcuna adatta. Quando ho visto quella che poi è diventata la copertina è scattata la scintilla perché è un’immagine che non mente, in cui vedo inquietudine e sofferenza.

Ti va di regalarci qualche notizia sulla tua prossima pubblicazione? Ci sto ancora lavorando e per ora mi dedico a questa!

Condividi con noi un estratto, che convinca anche il lettore più reticente ad acquistare il tuo libro…. Riporto le parole di Clara, nel finale del primo capitolo:

Sono passate due settimane. Mi rifiuto di mangiare. Mi stanno tutti addosso. Cosa ne possono sapere? Anche la prof a scuola continua a chiedermi come va, se ho bisogno di qualcosa. Come potrà mai andare? – Sa, quando esco di casa si fermano tutti e sento i loro occhi che mi scrutano. Mi manca Luca, che non c’è più e mi mancherà sempre. Non mi hanno neanche fatta andare al funerale. Sarebbe stato sconveniente. Come se mi sarebbe importato qualcosa di ciò che pensa la gente. In realtà non mi importa più niente, il mondo non ha più un senso. – Ma non posso dire ciò che penso e mi limito a un sorriso di circostanza.

La mamma sta stendendo sul balcone. Apro la porta di casa e salgo le scale. Arrivo all’ultimo piano. Il chiavistello per inibire l’accesso al terrazzo è rotto da anni e nessuno si è mai preoccupato di sistemarlo. Sono fuori. Ho i piedi nudi e sento la lamiera scottare. Non me ne importa nulla.

Guardo di sotto. Silenzio. Vedo una Ritmo azzurra svoltare l’angolo e avvicinarsi piano. Si infila a lisca di pesce poco oltre la mia posizione. Esce una signora bionda che prende dal baule dei sacchi che sembrano molto pesanti. Sale le scale del portone a fianco e scompare dalla mia vista.

Ci sono. Mi sfilo la vestaglia leggera. Sono nuda, sono pronta. Alzo lo sguardo verso l’orizzonte. Chiudo gli occhi e vedo Luca che mi sorride e mi tende la mano. Solo un passo e sono da lui. Mi lascio andare. Ormai non posso più tornare indietro, non voglio. E’ tutto chiaro.

Intervista #39 – Enrico Lanzalone

#VenerdìIntervista #Intervista #Venerdì #LeggiamoItaliano #SkyeConsiglia #NoiSosteniamoTuttiGliAutori

Bentornati amici e amiche al venerdì in cui sfidiamo voi autori a mettervi in gioco con le nostre domande. 😉

ENRICO LANZALONE

 

Ciao Enrico, benvenuto sull’isola di Skye. Grazie per averci dato l’occasione di conoscerti e porgerti qualche domanda. Iniziamo dalle domande di rito…

Chi sei? Enrico Lanzalone, sono un universitario (ancora per poco, si spera) di ventitré anni. Sono a nato, cresciuto e attualmente abito a Varese, una cittadina di provincia non molto lontano da Milano. Studio giurisprudenza, affiancando lo studio di tomi interminabili con quella serie di attività da cui è nato l’appellativo nerd: master di D&D, lettore, videogiocatore e a quanto pare anche lo scrittore.

Quando te lo si chiede tu dai una risposta standard. Se dovessi osare, che cosa risponderesti a noi? Forse, sotto un certo velo di generale nichilismo, sono un inguaribile idealista.

La tua paura più grande in questo momento qual è? Perdere la passione per ciò che faccio.

Descrivi te stesso attraverso:

un colore: rosso cremisi.

un profumo: l’odore pungente del dopobarba.

un fiore: vischio.

un animale: la volpe.

un luogo: rovine di Paestum, vicino a Salerno.

un libro: il compendio completo delle opere di Lovecraft.

una canzone: Curse my name dei Blind Guardian.

Ti è mai capitato di attraversare un periodo in cui ti sentivi smarrito? Come hai fatto a superarlo? Sì, è successo. Francamente non so spiegare davvero come l’ho superato, non so nemmeno se sono riuscito a superarlo. Comunque mi sono focalizzato sui miei obiettivi, studi, amici, passioni, tra cui anche la scrittura. Ecco, la scrittura è un toccasana, a mio parere.

La tua vita reale, il tuo lavoro, i tuoi passatempi e la tua famiglia come influiscono sulla tua scrittura? La famiglia poco, anche se sia mio padre che mio nonno sono a loro modo scrittori; il mio lavoro (studiare) mi ha fornito qualche idea carina, però sono le esperienze di tutti i giorni e soprattutto le mie passioni a concedermi il grosso del materiale. Il resto è musa ispiratrice, credo.

Chi ti sta intorno conosce questo tuo lato? Come si approcciano con il te scrittore? Certamente. Ricevo grande supporto da chi mi sta attorno ed è una cosa che mi fa immensamente piacere. Se sono riuscito a raggiungere qualche cosa è anche merito altrui.

Se potessi parlare con la te stesso del passato, quanto indietro andresti e cosa le diresti? Non so se vorrei cambiare il mio passato. Forse avviserei il mio me stesso di due anni e mezzo fa di stare attento alle persone che lo circondano, ma ritengo che ogni esperienza sia necessaria per crescere. Evitare il pericolo non fa imparare come affrontarne altri.

Spesso nella scrittura c’è un’impronta che ci distingue dalla “massa”. Nella tua quale pensi sia? L’assoluta noncuranza di generi stabiliti, regole prefissate, luoghi comuni.

Quello che hai scritto fino a oggi, ha un filo conduttore? Cosa accomuna tutte le tue opere? L’ambientazione: Aend, un mondo fantasy parodistico e decadente.

Dopo aver pubblicato, che progetti hai? In ambito letterario continuare a scrivere, ho già iniziato una trilogia sempre nello stesso mondo.

Sei un lettore? Quali generi prediligi? Leggo molto.

Ormai gran parte delle mie letture riguardano i miei impegni universitari, ma trovo tempo per divorare storici, fantasy (pochi e di pochi autori), fantascienza, horror e trattati sociopolitici.

C’è un libro che rileggeresti mille volte? A Me Le Guardie, di Terry Pratchett.

Ti viene chiesto di incoraggiare un autore a diventare self… cosa gli diresti? Io mi sto trovando bene, posso scrivere quello che voglio e quanto voglio senza paura di censure.

Se devo essere giudicato da qualcuno preferisco che questo qualcuno il pubblico.

Comunque non significa che le CE siano il male, anzi se un giorno ne avessi l’occasione e fossi interessato non ci penserei due volte.

Un argomento spinoso attuale è l’uso di uno pseudonimo per pubblicare un genere diversoTu lo faresti? No, non credo.

Hai trovato la leggendaria Lampada Magica. Quali sono i tuoi tre desideri?

Dipende dalle condizioni, da giurista troverei un modo per fregare il signor genio.

A parte gli scherzi, io direi: 1 Eliminare tutti gli armamenti atomici e la possibilità di crearne altri. 2 Fare sparire ogni traccia di inquinamento presente sulla terra. 3 Una presa di coscienza collettiva su quello che potrà essere il giusto futuro politico dell’umanità, il che significa che anche io necessito di una risposta a un quesito del genere.

Che rapporto hai con gli animali? Possiedo un labrador nero ciccione e mi piacerebbe avere anche un bel gattone che zampetta per casa. Quindi direi che ho un ottimo rapporto.

Adesso parliamo un po’ del tuo libro…

Titolo: Squadra Demolizioni, side A.

Genere: un comico con ambientazione fantasy/steampunk.

Pagine: 405

Formato: ebook, a dicembre anche cartaceo.

Dove lo si può acquistare (links): https://www.amazon.it/Squadra-Demolizioni-Side-Enrico-Lanzalone-ebook/dp/B076DTW4L3

https://stores.streetlib.com/it/enrico-lanzalone/squadra-demolizioni/

Dicci in non più di dieci righe di cosa parla.

Nella metropoli multirazziale e malfamata di Bluren, un terrorista animato da altissimi ideali semina il panico nella popolazione, senza che la guardia cittadina riesca a catturarlo. La protagonista Talli giunge in tale bolgia all’apparenza solo per fare fortuna con mezzi poco legali, e causa di essi si troverà in mezzo a intrighi che nemmeno lontanamente poteva immaginare. Una serie di peripezie la porterà ad essere a capo di una squadra di spiantati uno più assurdo dell’altro, reclutata dall’ispettrice Rethién per dare la caccia al misterioso criminale. Appunto la Squadra Demolizioni.

Com’è nata l’idea che ha dato vita a Squadra demolizioni? Il mondo e l’ambientazione erano già stati creati, la trama è nata da un semplice racconto poi evolutosi in qualcosa di più ampio respiro. Si potrebbe dire che la mia mente ha partorito prima i personaggi, poi la vicenda in sé per sé.

Com’è nato il titolo? Penso sia la descrizione perfetta per quei casinisti che fanno parte della “squadra”.

Perché la gente dovrebbe leggere il tuo libro e, come pensi che questa storia possa cambiare il mondo e le persone? Penso che Squadra Demolizioni possa per prima cosa divertire.

Inoltre forse mostrare ai lettori un mondo fantastico davvero fuori dagli schemi, capace di prendere in giro quelli che sono i soliti cliché e mostrare qualcosa di differente. Infine, con un po’ di attenzione, il lettore penso potrebbe cogliere le numerose critiche (politiche, letterarie, sociali) più o meno celate nel romanzo. Ritengo che il mondo di Aend possieda più rimandi al nostro di quanto ne possano apparire a prima vista e di quanto se ne possono trovare in altre opere. Dopotutto, siamo in un mondo in cui la tecnologia ha soppiantato la normale ambientazione medioevale di gran parte del fantasy.

È il tuo libro di esordio o hai già pubblicato qualcos’altro? Squadra Demolizioni, side A è il mio romanzo di esordio.

Perché proprio il genere fantasy? Adoro inventare mondi, ambientazioni, strutture sociali. Il fantasy è la scelta ideale in cui attagliare il mio pensiero, in particolare grazie alla possibilità di rimandare alla realtà senza essere realistici.

Il personaggio principale di Squadra Demolizioni è? È un essere umano o una creatura fantasticaDescrivicelo con 3 aggettivi.

Talli Van Zturm è una quequa, una sorta di umana con più difetti che pregi. Di sicuro è inadatta, bruttina ma più tosta di quanto possa apparire.

Durante la trama è consuetudine che il protagonista evolva. Se lo fa, in che modo avviene? Squadra Demolizioni si divide in due parti, side A e side B, proprio perché la storia viene raccontata tramite un vinile. L’evoluzione di Talli, come quella di tutti gli altri personaggi che la circondano, avverrà evento dopo evento, dandoci tempo prima di scoprire il passato della ragazza e infine di cogliere le sfumature di una caratterizzazione semplice solo all’apparenza.

Comunque non bisogna aspettarci salvataggi in extremis del mondo o chissà quali fati predestinati, Talli è sotto sotto una di noi. Forse vuole essere lei stessa con qualcosa di più, ma capirà che anche in un mondo di eroi strapagati e guerrieri formidabili, forse la vera impresa (e più difficile) è quella di trovare la felicità.

Vive una storia d’amore? Forse nella Side B. Per ora possono cogliere delle avvisaglie, ma a Bluren non c’è tempo per l’amore.

Se una mattina lui/lei si svegliasse del sesso opposto quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Oh beh, come maschio penso inizierebbe a ondeggiare il bacino davanti a uno specchio.

Se si svegliasse animale cosa sarebbe e come reagirebbe? Gli animali di Aend non sono carini né coccolosi. Dunque essere un ratto spezza-stinchi a cento occhi sarebbe di sicuro un’esperienza divertente per Talli.

Quale sarebbe la prima cosa che ti direbbe se vi incontraste faccia a faccia? Perché mi hai fatto le tette cosi piccole?!

Perché hai scelto di ambientare la tua storia proprio a Bluren? Bluren è la rappresentazione perfetta del mondo di Aend: decine di razze diverse, industria fusa alla magia, bande criminali, anarchia controllata, violenza, corruzione e tante donnine poco vestite.

Secondo te, parlando di libri fantasy, quanto incide la creazione di un mondo nuovo in una storia? Penso sia la cosa più importante. La prima cosa che cerco in un fantasy è lo stupore di trovarmi in un luogo mai visto.

Oltre a scrivere Squadra Demolizioni, ti sei cimentata nella promozione da solo? Hai fatto il book trailer, delle immagini con degli estratti, delle card o un blog tour? Possiedo una pagina facebook (https://www.facebook.com/squadrademolizioni/), scrivo in un blog insieme al mio collaboratore e sto segnalando la mia opera un po’ in giro per il web. Inoltre ci sono numerose immagini con estratti che spuntano e spunteranno qua e là per forum e simili.

Se ti venisse offerto un servizio di promozione del tuo libro, cosa vorresti che fosse? Penso la possibilità di parlarne di persona davanti a un pubblico.

Oltre alla te scrittrice c’è un’altra forma d’arte che ti ispira? Suoni, dipingi…? Ho smesso di suonare la batteria qualche anno fa, per il resto tra sport e studio non trovo tempo.

Hai un blog? Se sì ti va di dirci dove e di cosa tratta? Sì ed è nato da poco per un progetto parallelo. Siamo due autori, io e il mio collega che ha lavorato al romanzo, in cui parliamo un po’ di tutto e facciamo degli approfondimenti sull’ambientazione di Aend. Se avete voglia di leggere qualche articolo divertente, potete passare su https://regogoloboemetto.blogspot.it.

Sei una rilettore di bozze/editor/revisore? No, non mi reputo così esperto.

Quanto ti sei fatta aiutare da chi ti circondava per vedere realizzato il tuo  progetto? Molto. In particolare da Cesare Croci, che è il mio assistente e fido braccio destro.

E-book o Cartaceo? Entrambi.

Su cosa sei solito scrivere? Computer, sceneggiando però su carta.

Hai qualche rito particolare che fai prima di iniziare a scrivere, ad esempio ascolti della musica? Di solito ascolto musica, scelta appositamente a seconda della scena che devo narrare.

Come è nata la cover? Grazie a una collaborazione con il sommo Vasco Gioachini. È quasi tutto merito suo, è riuscito a cogliere alla perfezione le caratteristiche di quell’ammasso di anarchia controllata che è Bluren.

Ti va di regalarci qualche notizia sulla tua prossima pubblicazione? A dicembre esce il cartaceo, che potrà essere ordinato direttamente da Amazon!

Inoltre il Side B, la seconda e ultima parte del romanzo, dovrebbe essere pronta circa per marzo.

Condividi con noi una frase, che convinca anche il lettore più reticente ad acquistare il tuo libro.

Siete stanchi di elfi effeminati, nani beoni ed eroi troppo belli? Allora fatevi un giretto per Bluren. Troverete fatine della mala, ninfe impazzite, nonmorti spacciatori, draghi carcerati e una buona dose di divertimento chiassoso, condito da tantissima azione. E ci sono i bidet.

INTERVISTA #38 – MICK GREY

n#VenerdìIntervista #Intervista #Venerdì #LeggiamoItaliano #SkyeConsiglia #NoiSosteniamoTuttiGliAutori

Bentornati amici e amiche al venerdì in cui sfidiamo voi autori a mettervi in gioco con le nostre domande. 😉

MICK GREY

 

Ciao Michy, benvenuta sull’isola di Skye. Grazie per averci dato l’occasione di conoscerti e porgerti qualche domanda.

Grazie a voi di avermi proposto quest’intervista!

Iniziamo dalle domande di rito…

– Chi sei? Una persona come tante, nata nel soleggiato Meridione e trapiantata nel Nord, che si ciba di libri, mostre, visite in luoghi storici o naturalistici. A volte in compagnia.

– Quando te lo si chiede tu dai una risposta standard. Se dovessi osare, che cosa risponderesti a noi? Almeno per un giorno mi fingerei uomo.

 – La tua paura più grande in questo momento qual è? Deludere le persone che credono in me.

– Descrivi te stesso attraverso:

un colore: verde

un profumo: vaniglia

un fiore: girasole

un animale: medusa

un luogo: dovunque ci sia il mare

un libro: Camere Separate (Tondelli)

una canzone: Somewhere over the rainbow

– Ti è mai capitato di attraversare un periodo in cui ti sentivi smarrita? Come hai fatto a superarlo? Ho preso del tempo per me e ho rimesso ordine, dedicandomi a ciò che amo fare e alle persone a cui voglio bene. Perdersi fa bene, ogni tanto, aiuta a ritrovare la propria vera strada.

– La tua vita reale, il tuo lavoro, i tuoi passatempi e la tua famiglia come influiscono sulla tua scrittura? Anche nei momenti più pieni della mia vita ho sempre trovato tempo per scrivere, è la dimensione in cui mi rifugio. Per me non è semplice passione, è una priorità, quindi devo trovare il tempo per farlo, a costo di mettere in secondo piano altri impegni.

– Chi ti sta intorno conosce questo tuo lato? Come si approcciano con la te scrittrice? Non tutti lo sanno. Considero la cosa un fatto molto privato e personale, non so come dire. Scelgo io a chi dirlo e se dirlo, e in tal caso quanto approfondire l’argomento; ma in linea di massima le persone vicine capiscono cosa significa per me e lo prendono molto seriamente, mi sostengono, mi appoggiano, ma sanno anche sgridarmi duramente e rimangono realiste – come voglio che facciano, del resto.

– Se potessi parlare con la te stessa del passato, quanto indietro andresti e cosa le diresti? Molto indietro, a quando andava al liceo e si è preclusa scelte diverse perché non se ne sentiva all’altezza.  Tornerei a quei tempi, la prenderei a schiaffi e le urlerei “Osa! Non dubitare di te stessa e non ascoltare gli altri, credici fino all’ultimo e osa.” Colgo l’occasione per rivolgere il messaggio a chiunque lo legga adesso. Crediate in cosa fate, in cosa siete, e combattete.

– Spesso nella scrittura c’è un’impronta che ci distingue dalla “massa”. Nella tua quale pensi sia? Credo lo spessore psicologico dei personaggi e la narrazione dei sentimenti che li agitano. Niente è lasciato al caso. Le cose che dicono, che fanno, i loro gusti, i modi di rispondere e di reagire. Di solito ne escono persone vere, credibili, forse troppo. I lettori non fanno che ripetermi “è come essere fra loro, sembrano vivi”. Per me lo sono, naturalmente, ma riuscire a trasmetterlo è un vero traguardo.

– Quello che hai scritto fino a oggi, ha un filo conduttore? Cosa accomuna tutte le tue opere? Il realismo. I libri che ho scritto e intendo scrivere non sono adatti a sognare, me ne rendo conto. Hanno personaggi reali, difettosi; parlano di storie poco romantiche, con risvolti o aspetti scomodi. L’amore non sempre migliora, non sempre è equilibrato né ricambiato allo stesso modo, la famiglia non sempre ama, i sogni non sempre si realizzano, e spesso si perdono le persone che si amano. Mi piace raccontare la realtà, anche se so – e capisco – che molti preferiscono sognare.

– Dopo aver pubblicato “With your eyes”, che progetti hai? Devo pubblicare il quarto volume della saga fantasy che scrivo sotto nome autentico. In campo M/M non saprei. Ho qualche breve racconto con cui partecipare a delle antologie, e per quante idee in realtà vorrei proporre al pubblico, aspetto di vedere come verrà accolto “With your eyes”. Per me è molto importante l’esito di questa pubblicazione, ne dipende buona parte dei prossimi progetti.

– Sei una lettrice? Quali generi prediligi? Lettrice dipendente, direi. Non mi precludo niente, in realtà, ma sicuramente ho generi preferiti e meno preferiti. Al momento – lo preciso perché non è stato sempre così e probabilmente non lo sarà per sempre – non amo leggere i fantasy, sebbene ne scriva, specialmente se ci sono vampiri e mutaforma. Proprio no, li schivo. E non amo thriller e polizieschi perché non mi suscitano nessuna emozione. Di solito mi annoiano e non li trovo credibili perché è un mondo che conosco bene, quindi difficilmente mi convincono. Tutto il resto lo adoro.

– C’è un libro che rileggeresti mille volte? Forse “Il Piccolo Principe”. Condensa grandi verità in pochissime e semplici pagine.

– Ti viene chiesto di incoraggiare un autore a diventare self… cosa gli diresti? Prima di tutto leggi tanto, e non libri qualsiasi, ma alta letteratura. Le ossa si fanno con i classici e i libri di grandi autori. E studia, approfondisci la tua lingua, rivedi la grammatica, abbi sempre dei dubbi su verbi e termini, varia la punteggiatura, sii originale ma fluido, cerca un tuo stile, confrontati tanto e cerca prima le critiche dei complimenti. Accetta di non piacere e non farti abbattere dagli ostacoli, prendili come sprono per insistere di più e meglio. Non passare troppo tempo sui social, non fare paragoni, non invidiare e non giudicare gli altri. Non fare tutto da solo e non ascoltare solo i pareri di amici o di quelli puramente entusiasti, quando puoi rivolgiti a dei professionisti, frequenta gente che ne capisca, da cui imparare, non aver paura di circondarti di persone migliori di te perché tireranno fuori solo il tuo meglio. Scrivi, scrivi, scrivi. E soprattutto, scrivi ciò che hai voglia di scrivere. Devi amarlo.

– Un argomento spinoso attuale è l’uso di uno pseudonimo per pubblicare un genere diverso. Tu lo faresti? Lo faccio già. Uso questo per occuparmi di narrativa M/M e LGBT, non perché abbia paura di pregiudizi o simili, ma semplicemente per facilitare il pubblico. Chi mi segue sotto nome vero probabilmente si aspetta altri tipi di lavori, per cui è una scelta pensata per i lettori, non per me.

– Hai trovato la leggendaria Lampada Magica. Quali sono i tuoi tre desideri? Sono banale, vi avverto: 1. Farei tornare alcune persone che ho perduto; 2. Chiederei una quota di felicità per altre che mi sono vicine e che purtroppo ne hanno avuta troppo poca nella vita; 3. Rinascere finalmente uomo.

– Che rapporto hai con gli animali? Di riverenza. Hanno tanto da dare e da insegnare, sotto molti aspetti. Spesso sono più umani di noi. Senza contare che vivo con tre gatti e ho avuto animali di tutti i tipi, con alcuni dei quali ho instaurato legami familiari a pieno titolo.

Adesso parliamo un po’ del tuo libro…

Titolo: With your eyes

Genere: Contemporaneo M/M

Pagine: più di 400

Formato: e-book

Dove lo si può acquistare (links): sarà su tutte le piattaforme (Amazon, Kobo, GooglePlay, etc.) https://www.amazon.it/your-eyes-M-Grey-ebook/dp/B076FZ2P5S/ref=sr_1_1?ie=UTF8&qid=1509179443&sr=8-1&keywords=with+your+eyes

– Dicci in non più di dieci righe di cosa parla. Racconta la storia di Trevor e Shawn, due ragazzi molto diversi che si innamorano. Trevor rientra a Baltimora per laurearsi, dopo un’esperienza all’estero, e conosce Shawn, il fratello non vedente di un amico. All’inizio ne è spaventato e imbarazzato, lo evita, lo compatisce; poi scatta l’amicizia che si evolve gradualmente in qualcos’altro. Shawn lo conquista con la sua ironia, l’entusiasmo, e soprattutto facendolo entrare nella sua realtà. Il libro racconta innanzitutto questo: la scoperta del diverso, la sconfitta della paura, il cambiamento, e l’amore ne è causa e conseguenza al tempo stesso. Esistono poi molti temi secondari, come il rapporto con la famiglia, la società e gli animali, la lontananza, la difficoltà di fare scelte importanti, la rinuncia.

– Com’è nata l’idea che ha dato vita a With your eyesQuesta è difficile. Diciamo che tendenzialmente ho un debole per le tematiche delicate e scomode, che siano forme di emarginazione, malattia, diversità. La cecità è una cosa che mi ha sempre spaventato, era molto tempo che pensavo di affrontarla per due ragioni: la prima, esorcizzare questa paura, almeno in parte. Ammiro immensamente lo spirito delle persone che, pur prive di cose importanti come in questo caso la vista (ma potrebbero essere tante altre cose come salute, famiglia, diritti), non si arrendono e riescono a cogliere il bello della vita. Le trovo meravigliose. E secondo, per invitare a riflettere sul tema dell’invalidità, della diversità, dei pregiudizi in generale.

Poi nel libro ammetto che ci sono molte altre cose sotto forma di metafora, ma non credo sia la sede per svelarle.

– Com’è nato il titolo? Da un discorso di Trevor rivolto a Shawn. “Coi tuoi occhi” ricorre più di una volta, richiama soprattutto la chiusura del libro, è una frase che cerca di incarnarne l’intero messaggio.

– Perché la gente dovrebbe leggere il tuo libro e, come pensi che questa storia possa cambiare il mondo e le persone? Perché è un’arringa contro i pregiudizi, ambisce ad abbattere gli stereotipi e la paura di chi percepiamo “diverso” o in qualche modo non lo consideriamo nostro pari. E poi perché vorrebbe davvero mostrare in quanti altri modi si possa vedere, quanto di bello ci sia nelle cose che ci circondano e che spesso trascuriamo.

– È il tuo libro di esordio o hai già pubblicato qualcos’altro? (se non è il primo dicci quali sono gli altri) No, non è il primo. Sotto nome vero sto pubblicando una saga fantasy e nel settore M/M il mio nome è associato alla saga omoerotica di “Breakthru”, al momento composta da tre volumi di cui uno spin off, “Ecstasy”, che si può leggere indipendentemente dai precedenti.

– Perché proprio il genere contemporaneo? È quello che preferisco di solito scrivere o leggere, perché permette una maggiore immedesimazione. Nel contemporaneo ritroviamo i problemi, la quotidianità, il bene e il male del nostro tempo. Se invece mi si chiede perché M/M, beh… Ho bisogno di immedesimarmi, quando si parla di amore. In questo tipo di coppia riverso cosa mi sento e cosa desidero.

– Il personaggio principale di With your eyes è? È un essere umano o una creatura fantastica? Descrivicelo con 3 aggettivi.

Direi che, anche se una storia d’amore, il protagonista principale è Trevor. Un umano, umanissimo, con pregiudizi e paure.  Il punto di vista primario è il suo, come suo è il viaggio di scoperta nel mondo di Shawn. Com’è? Shawn direbbe “gentile, divertente, premuroso”. Io, che non ne sono innamorata, ci metto “determinato, testardo, (ma) galante”.

– Durante la trama di consuetudine che il protagonista evolva. Se lo fa, in che modo avviene? La domanda è davvero importante per questo libro. La storia narra infatti un grosso cambiamento, la scoperta di un mondo diverso dal proprio. Trevor è un ragazzo come tanti, abituato a guardare l’esteriorità, dare peso all’immagine. Quando si addentra nel mondo di Shawn, inizia un percorso irreversibile in cui viene guidato dall’amore e, allo stesso tempo, è proprio grazie al cambiamento che avviene in lui che riesce anche a capire e amare Shawn. Sono due cose molto strette. Innamorandosi cambia, e cambiando riesce a innamorarsi.

– Vive una storia d’amore? Caspita, sì. Di grande amore, e non solo per un’altra persona, ma per tutto ciò che questa persona gli insegna.

– Se una mattina lui/lei si svegliasse del sesso opposto quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Rimanderebbe il problema per non arrivare tardi al lavoro. Ci tiene.

 – Se si svegliasse animale (o se è un animale se si svegliasse uomo) cosa sarebbe e come reagirebbe? Penso un falco o un’aquila: elegante, strategico, preciso. Che farebbe? Una bella planata fino alla casa del padre di Shawn, per beccarlo (bisogna leggere il libro per capire il motivo).

– Quale sarebbe la prima cosa che ti direbbe se vi incontraste faccia a faccia? «Grazie di avermi dato Shawn.»

– Perché hai scelto di ambientare la tua storia proprio a Baltimora? Non l’ho scelto io, mi ha scelto lei. Ora, so che può sembrare una frase detta per fare colpo, ma è proprio andata così. Ho iniziato a cercare dei posti in generale che si prestassero alla vita di un non vedente, ma fin dalle prime ricerche su università, locali, musei, mi tornava sempre Baltimora. Che magari non è l’unica, anzi, di città così ce ne sono tante, ma per qualche curioso motivo lei era sempre in testa. Mi sono detta: «Non è un caso, la storia deve svolgersi lì.»

 – Secondo te, parlando di libri fantasy, quando incide la creazione di un mondo nuovo in una storia? Ma tantissimo. In un fantasy direi che spesso è prioritario, o si andrebbe su altri generi, come il contemporaneo. Chi scrive e legge fantasy lo fa di solito per trasportarsi/trasportare in un mondo alternativo, con creature, luoghi e leggi differenti; quindi è implicito che debba avere un forte spessore ed essere strettamente legato alla storia, o non vedrei molto la ragione dello scegliere il genere fantasy. Si può usare metaforicamente, certo, ma la trovo una scelta precisa che dovrebbe avere motivi legati alle vicende.

– Oltre a scrivere “With your eyes“, ti sei cimentata nella promozione da sola? Hai fatto il book trailer, delle immagini con degli estratti, delle card o un blog tour? Sì, promuovo sempre da sola. Per questo libro in particolare ho preparato immagini e card, ma non booktrailer, blogtour o giveaway. Non chiedo neanche recensioni ai blog, ma non perché non ne voglia o non mi interessino, anzi. Magari. Però fatico molto a chiedere, ho sempre il timore di seccare gli altri, soprattutto considerando che i blogger hanno già un mucchio di lavoro. Poi potrebbero sentirsi in obbligo di dirmi sì, mentre io vorrei che le persone leggessero per loro desiderio o curiosità qualcosa di mio. E magari ci sono altri libri più interessanti di cui parlare, non so, ho tutte queste fisse e alla fine non chiedo mai a nessuno!

– Se ti venisse offerto un servizio di promozione del tuo libro, cosa vorresti che fosse? Non saprei… Forse sì, un booktrailer, mi piace moltissimo associare immagini e musica alle storie.

– Oltre alla te scrittrice c’è un’altra forma d’arte che ti ispira? Suoni, dipingi…? Magari. Mi piacerebbe avere un talento. Purtroppo no, sono cose che apprezzo da fruitore, in compenso un tempo ero mangaka e ancora oggi creo fumetti stupidi che strappino qualche sorriso. Non sono un’artista, purtroppo.

 – Hai un blog? Se sì ti va di dirci dove e di cosa tratta? Anche quello mi piacerebbe molto, ma richiederebbe un grosso impegno, e al momento non riuscirei a stargli dietro. Siccome sono per il “o si fa bene o non si fa affatto”, aspetto tempi migliori.

– Sei una rilettrice di bozze/editor/revisore? No, mi limito a fare da beta reader per qualcun altro. Non ho la preparazione tecnica per questi ruoli.

 – Quanto ti sei fatta aiutare da chi ti circondava per vedere realizzato “With your eyes“? Abbastanza ma non troppo. Non ho ancora nessuno di cui mi fidi a sufficienza, ed è un problema. Sono così anche nel privato, il discorso “fiducia” per me è un grosso muro. Anche per le (pessime) battute a sfondo finanziario di Trevor non mi sono fatta aiutare, né sui luoghi citati; lo stesso per tutto quello che percepisce e vive Shawn. Mi sono documentata di persona con interviste, video, articoli scientifici.

– E-book o Cartaceo? Amante della carta per sempre, ma purtroppo riconosco che è poco funzionale per quattro ragioni: 1. Occupa spazio, e fidatevi che per chi vive in affitto accumulare libri su libri può diventare un problema; 2. Costa tanto; 3. Pesa da portare in giro e ingombra; 4. Abbatte alberi. E quindi, a parte pochi titoli o classici, vado sull’ebook.

– Su cosa sei solita scrivere? PC, anche se Microsoft Word mi fa proprio arrabbiare.

– Hai qualche rito particolare che fai prima di iniziare a scrivere, ad esempio ascolti della musica? Prima no, durante sì. Musica tanta, e possibilmente una tazza di tè. Non al cardamomo, mi accontento anche del limone (leggere “With your eyes” per capire la battuta).

– Come è nata la cover? Due ragazzi che si baciano nel buio… Il buio era imprescindibile, doveva rappresentare il mondo di Shawn. E poi, ovviamente, la targhetta in Braille, che ha un ruolo nella storia.

– Ti va di regalarci qualche notizia sulla tua prossima pubblicazione? Se parliamo di questo libro in uscita, non saprei che altro dire. Se parliamo di future pubblicazioni, non mi sbilancio. Ribadisco, l’impatto di “With your eyes” sarà determinante per decidere il dopo.

– Condividi con noi una frase, che convinca anche il lettore più reticente ad acquistare il tuo libro….

«Non potrò più vedere le cose come prima. È impossibile. Ormai il tuo modo di farlo filtra ogni cosa. Tu sei fra me e il mondo, sei la lente attraverso cui lo guardo […]. Mi hai insegnato a vedere l’essenza delle cose, dei luoghi, delle persone, e ora non posso più farne a meno.»

 

 

INTERVISTA #37 – GABY CRUMB

#VenerdìIntervista #Intervista #Venerdì #LeggiamoItaliano #SkyeConsiglia #NoiSosteniamoTuttiGliAutori

Bentornati amici e amiche al venerdì in cui sfidiamo voi autori a mettervi in gioco con le nostre domande. 😉

GABY CRUMB

 

Ciao Gaby, benvenuto sull’isola di Skye. Grazie per averci dato l’occasione di conoscerti e porgerti qualche domanda. Iniziamo dalle domande di rito…

– Chi sei? Sono una donna di ormai 40 anni che ama, da sempre, leggere e scrivere. Che ama raccontare d’amore.

Quando te lo si chiede tu dai una risposta standard. Se dovessi osare, che cosa risponderesti a noi? Sono un’eterna sognatrice, che vive spesso con la testa tra le nuvole. Le storie che creo vivono dentro di me costantemente. Hai presente un harem di uomini pronti a raccontarti tutti i loro più sordidi segreti… ecco questa è la mia mente…e io mi diverto un sacco.

La tua paura più grande in questo momento qual è? Come autrice, la mia aura è sempre la stessa, ho paura di essere noiosa. Di non riuscire a trasportare chi mi legge attraverso le emozioni che penso, spero, di raccontare.

Descrivi te stesso attraverso:

un colore: sono tutta una gamma di sfumature di blu.

un profumo: profumo di pioggia e terra bagnata

un fiore: sono un fiore di loto.

un animale: sono un cane

un luogo: il mare

un libro: Siddartha

una canzone: più che una canzone sono una melodia. Dolce, sofferta, graffiante.

Ti è mai capitato di attraversare un periodo in cui ti sentivi smarrita? Come hai fatto a superarlo? Tutti i momenti no della mia vita li affronto ritrovando la calma nella scrittura. Quello è il mio porto sicuro. Il luogo in cui mi rifugio dove mi sento forte e in grado di affrontare ogni difficoltà.

La tua vita reale, il tuo lavoro, i tuoi passatemi e la tua famiglia come influiscono sulla tua scrittura? Devo dire che cerco di tenere separate le due vite. Più per necessità che per vero e proprio volere.

Chi ti sta intorno conosce questo tuo lato? Come si approcciano con la te scrittrice? Non sono moltissimi a sapere della mia doppia vita. Quasi tutti sanno che amo scrivere. Sarebbe difficile nasconderlo a chi mi conosce da una vita dato che lo faccio fin da bambina. Ma sono sempre stata molto riservata e non facevo mai leggere a nessuno ciò che scrivevo. Quelli che sanno chi è Gaby sono persone che capiscono una parte di me che non posso rendere pubblica a tutti. Loro non fanno una grande differenza tra le due, perché io stessa non ne faccio. Parlo di scrittura e di libri in entrambi i miei mondi.

Se potessi parlare con la te stessa del passato, quanto indietro andresti e cosa le diresti? Tornerei indietro all’età di tredici anni e gli direi di non lasciarsi condizionare nelle scelte. Avevo le idee chiare fin da ragazzina ma ho avuto paura di seguire quella strada che secondo molti era solo un capriccio.

Spesso nella scrittura c’è un’impronta che ci distingue dalla “massa”. Nella tua quale pensi sia? L’empatia. Lo sono abbastanza nella vita reale e cerco di imprimerlo anche nelle mie storie.

Quello che hai scritto fino a oggi, ha un filo conduttore? Cosa accomuna tutte le tue opere? Sono due i fili conduttori in realtà. Uno è introspettivo, diciamo così. Mi piace raccontare dell’amore, mi piace che vinca contro le difficoltà dell’accettazione di sé, sia da parte dei protagonisti che delle persone che gli ruotano intorno. L’altro filo conduttore è l’istintività. Quando scrivo non penso. Lascio che l’istinto guidi la storia. Quando inizio a scrivere non ho in mente un finale, o una scaletta degli avvenimenti. Ho solo in mente un personaggio e i sentimenti che prova in quel momento. Il resto lascio che venga da sé.

Dopo aver pubblicato, che progetti hai? Continuare a scrivere e provare nuovi generi. Vorrei tanto riuscire a scrivere un fantasy. Amo quel genere. Ho molte storie iniziate, altre finite ma da rivedere. Scrivo da tanti anni e mi piace mettermi alla prova. Vorrei anche avere il tempo di studiare di più. Ho molto da migliorare.

Sei una lettrice? Quali generi prediligi? Sono una lettrice accanita. Oltre al gay romance, mi piace il fantasy e l’urban fantasy. Ma ho letto di tutto, dai grandi classici ai libri di psicologia.

C’è un libro che rileggeresti mille volte? Uno in particolare no. Ce ne sono diversi che ho letto tante volte. Tutti o quasi quelli di Cardeno C, la Calmes e le sue serie, la serie Armi e Bagagli. E se parliamo di fantasy o urban fantasy, alcuni libri sui draghi (che io amo particolarmente) o sui vampiri. Vado a periodi, a volte ripesco libri che ho letto molto tempo addietro altre volte un libro che ho finito due giorni prima.

Ti viene chiesto di incoraggiare un autore a diventare self… cosa gli diresti? Che prima di tutto deve capire che il self non è tutto rosa e fiori. C’è tanto lavoro da fare e sempre da imparare. Ti metti in gioco continuamente perché devi fare tutto tu e quando sbagli puoi dare la colpa solo a te stesso. Ma se sei disposta a metterci tutta te stessa allora è un mondo meraviglioso che ti dà anche la possibilità di conoscere persone splendide, come è successo a me. Ci sono gelosie tra gli autori ma anche persone che sono disposte ad aiutarti e senza un secondo fine. Poi vuoi mettere l’orgoglio di fare un buon lavoro che viene apprezzato? È elettrizzante.

Un argomento spinoso attuale è l’uso di uno pseudonimo per pubblicare un genere diverso. Tu lo faresti? Io pubblico già con uno pseudonimo. Non so se ne userei un ennesimo per pubblicare un genere diverso.  Sono dell’idea che un autore debba seguire il suo istinto e le sue aspirazioni, che male c’è scrivere generi diversi? Poi ci sono mille motivi che possono spingere un autore ad usare uno pseudonimo. Il mondo della scrittura non è fatto solo di libri e lettori. Lo scrittore è anche e soprattutto una persona e se non vivi di sola scrittura e sei super famoso hai molti aspetti da considerare. C’è anche un discorso di marketing, di vendite, di aspettative. Sembra brutto mischiare il piacere di un bel libro, scritto o letto, con la mera commercializzazione ma aimè è un aspetto che non si può trascurare se entri in questo mondo.

Hai trovato la leggendaria Lampada Magica. Quali sono i tuoi tre desideri? Riuscire ad avere una stabilità economica che mi consenta di dedicarmi solo alla scrittura. Tornare a vivere nella mia terra così da stare vicina alla mia famiglia. Viaggiare tanto. Amo viaggiare, andrei ovunque. Passerei la vita viaggiando e scrivendo.

Che rapporto hai con gli animali? Amo gli animali. Ho un cane che adoro. Lo vizio da morire ma lui è felice e quindi va bene così. Non amo gli insetti con le ali o che si muovono troppo velocemente. E ho il terrore delle farfalle. Sì lo so, è una paura assurda, ma vado completamente nel panico se mi trovo davanti un animale che sbatte le ali.

Adesso parliamo un po’ del tuo libro…

Titolo: Dietro la maschera. Anonymous. Vol.2

Genere: gay romance

Pagine: circa 135

Formato: ebook

Dove lo si può acquistare (links): https://www.amazon.it/Dietro-maschera-Vol-Gaby-Crumb-ebook/dp/B075RVZ8Q3/ref=pd_rhf_gw_p_img_1?_encoding=UTF8&psc=1&refRID=C1RKW9K79H3F8QMSPCP9

Dicci in non più di dieci righe di cosa parla.

Il libro fa parte di una serie (Anonymous). Un gruppo di ragazzi, cresciuti insieme che vengono assoldati per risolvere dei casi di cui la legge non si occupa. Mentre procederanno con le indagini, nasceranno anche degli amori. È un libro che va letto in ordine cronologico. C’è un’indagine che le lega tutta la serie e a questa indagine s’intrecciano le storie personali dei protagonisti.

Com’è nata l’idea che ha dato vita a Dietro la maschera? È nata grazie alla serie precedente “Red Shadows”. C’è un filo conduttore tra le due serie.

Com’è nato il titolo? È nato sulla base della storia. Sulla particolarità che univa i due protagonisti principali.

Perché la gente dovrebbe leggere il tuo libro e, come pensi che questa storia possa cambiare il mondo e le persone? Questo libro, come l’intera serie, è un libro dove c’è un pochino d’azione e tanto amore. Non mi aspetto che cambi il mondo o le persone. Vorrei fosse una piacevole lettura, una piacevole evasione e un modo per tuffarsi in una realtà che non ci appartiene giornalmente.

È il tuo libro di esordio o hai già pubblicato qualcos’altro? Ho già pubblicato altri libri.

  • Il primo è stato un gratuito edito da Triskell, “Dove finisce il cielo”.

Gli altri sono tutti self:

  • Il primo della serie ANONYMOUS che dà anche il titolo al primo volume.
  • La serie DARK ROOM che si compone di Dark Room e Sotto la cenere.
  • La serie RED SHADOWS: che si compone di 5 libri (Red Shadows, Warriors, Revenge, Secrets and Lies, Forgiveness)
  • SILENT LOVE
  • ANIME FRAGILI
  • UN ATTIMO ANCORA

Perché proprio il genere gay romance? Mi piace.  Mi piace l’idea di poter raccontare le mille sfumature di un uomo innamorato e voglio che le storie d’amore tra due uomini (o due donne) vengano considerate allo stesso modo di quelle tra un uomo e una donna.

– Il personaggio principale di Dietro la maschera è?  È un essere umano o una creatura fantastica? Descrivicelo con 3 aggettivi. La voce narrante è Jordan. Ma sono tutti un po’ protagonisti. Anche perché il libro è una serie. I libri sono tutti collegati. La storia d’amore di Jordan è solo in primo piano rispetto alle altre storie d’amore della serie. Mentre alla parte inerente le indagini partecipano tutti.

Com’è Jordan?  Testardo, dolce e determinato a riavere accanto a sé il suo compagno.

Durante la trama di consuetudine che il protagonista evolva. Se lo fa, in che modo avviene? Non direi che ci sia un’evoluzione vera e propria. Non in questo caso almeno. Jordan sa quello che vuole ed è determinato ad ottenerlo. L’evoluzione può essere vista nell’acquisizione di maggiore sicurezza ma non è proprio un percorso interiore. Non è facile spiegarlo isolandolo da tutto il contesto non solo del libro ma dell’intera serie.

Vive una storia d’amore? Sì, con Hayden.

Se una mattina lui/lei si svegliasse del sesso opposto quale sarebbe la prima cosa che farebbe? Probabilmente quello che fa sempre, penserebbe al suo compagno sperando di riaverlo con sé.

Se si svegliasse animale (o se è un animale se si svegliasse uomo) cosa sarebbe e come reagirebbe? Sarebbe un lupo.

Quale sarebbe la prima cosa che ti direbbe se vi incontraste faccia a faccia? Di portargli un succo di frutta ai mirtilli…

Perché hai scelto di ambientare la tua storia proprio a New York? Non ho un motivo vero e proprio. È più che altro legato alla serie precedente.

Secondo te, parlando di libri fantasy, quando incide la creazione di un mondo nuovo in una storia? Dipende dalla storia. Se è avvincente può essere ambientata anche in uno dei mondi già descritti tante volte (foreste incantate, mondi paralleli, ecc). È la trama che conta a mio avviso.

Oltre a scrivere, ti sei cimentata nella promozione da sola? Hai fatto il book trailer, delle immagini con degli estratti, delle card o un blog tour? Non lo faccio mai. Non sono brava in questo e non ho neppure molto tempo per poterlo fare. Pubblicizzo i miei lavori nei vari gruppi, pubblico alcuni estratti dei miei libri magari accompagnandoli con qualche foto accattivante ma per il resto sono una frana…

Se ti venisse offerto un servizio di promozione del tuo libro, cosa vorresti che fosse? Sinceramente? Non ne ho idea. Non ho mai fatto un blog tour o organizzato un qualche particolare evento. Non me l’hanno mai proposto e io non l’ho mai chiesto perché non se so molto.  Io amo scrivere ed è l’unica cosa di cui mi vorrei concentrare anche se so che devo imparare e organizzarmi meglio anche su questo aspetto. Però posso dire orgogliosamente che i miei lettori mi seguono in tanti nonostante questa mia incapacità di pubblicizzarmi in grande stile.

Oltre alla te scrittrice c’è un’altra forma d’arte che ti ispira? Suoni, dipingi…? Amo il punto croce.  Mi rilassa.

Hai un blog? Se sì ti va di dirci dove e di cosa tratta? Nessun blog.

Sei una rilettrice di bozze/editor/revisore? No. magari lo fossi. Mi piacerebbe molto. Sto studiando per migliorare i miei lavori ma non sono certo all’altezza di un revisore.

Quanto ti sei fatta aiutare da chi ti circondava per vedere realizzato Dietro la maschera? Una cara amica mi aiuta regolarmente con la revisione. Io scrivo d’istinto e nello stesso modo rileggo. L’ho detto che sto studiando pian piano per migliorare…

Le prime volte che pubblicavo il mio migliore amico mi aiutava con le copertine. Ora le faccio da sola. Non sono perfette e super fighe ma prima o poi imparerò anche ad usare un programma di grafica… forse …

E-book o Cartaceo? Entrambi. Cartaceo perché non c’è nulla come il peso di un libro e il profumo delle pagine. E-book per comodità e anche per una questione economica. L’e-book arriva a molte più persone, perché costa meno e sei una lettrice accanita come me anche perché è davvero più pratico.

Su cosa sei solita scrivere? Tutto ciò che mi ispira. Prediligo uno stile dolce e introspettivo ma non mi pongo limiti ad eccezione dello storico e dell’horror. Ue generi che non amo.

Hai qualche rito particolare che fai prima di iniziare a scrivere, ad esempio ascolti della musica? La musica è sempre presente. Faccio intere playlist per ogni libro.  Cerco anche l’immagine per la copertina. Voglio che parli del libro prima ancora che io ne definisca i dettagli.

Come è nata la cover? Ho cercato una fotografia che mi piacesse, che parlasse del libro in qualche modo, che lo rappresentasse.

Ti va di regalarci qualche notizia sulla tua prossima pubblicazione? La prossima uscita sarà il terzo volume della serie Anonymous. Il titolo del libro sarà AD UN PASSO DALLA FINE.  Anche in questo libro, verranno portate avanti le indagini sul caso che lega tutti i libri della serie e ci sarà la storia d’amore di altri due protagonisti.

Condividi con noi una frase, che convinca anche il lettore più reticente ad acquistare il tuo libro

Ero totalmente fuori controllo quando arrivai in vetta. Muovevo i fianchi spingendomi dentro di lui e riempiendolo con il mio seme, con il mio amore, con tutto il dolore che la sua assenza mi aveva causato, con il pentimento per la mia stupidità e con la gioia di averlo ritrovato.

 

 

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